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di Pierfrancesco De Robertis

today.it, 16 giugno 2025

Nei giorni scorsi sono state riaperte a Bologna le indagini sulla “Uno Bianca”, la banda di rapinatori e assassini che misero a ferro e fuoco l’Emilia a inizio degli anni Novanta. Oltre trenta anni fa, e nel frattempo coloro che sono stati condannati hanno quasi del tutto scontato le pene che erano state loro inflitte. Nei giorni scorsi la procura di Palermo ha rimesso mano al fascicolo sull’assassinio di Piersanti Mattarella. Due settimane fa in Portogallo si è tornati a parlare della scomparsa di Madeleine McCann, la bambina inglese di sette anni sparita e mai più ritrovata. Nuove ricerche da tecniche non disponibili all’epoca.

Di quanto è accaduto e accade a Garlasco non è il caso di dilungarsi, visto lo spazio che la vicenda è tornata a prendere sui giornali. Sulla manata sporca di sangue che a suo tempo nessuno aveva potuto decrittare adesso si stanno riempiendo pagine e pagine di giornali da settimane.

Progresso o ossessione - Tutto questo, come abbiamo accennato, è stato possibile grazie al fatto che rispetto a quando le indagini sono state avviate e hanno portato a condanne o assoluzioni, in certi casi a clamorosi nulla di fatto, la tecnologia ha compiuto passi da gigante, e ciò che venti o trenta anni fa era impossibile da capire, adesso con un semplice test del DNA, l’utilizzo di tabulati, delle celle telefoniche, di tracciature sul web, di telecamere che riprendono ogni momento e ogni spasso della nostra quotidianità, ecco grazie a tutto questo gli orizzonti delle inchieste sono radicalmente cambiati. Qualcuno scherzando è arrivato a ipotizzare la riapertura del caso Piccioni o magari di riapertura in riapertura si arriverà ad avviare una nuova inchiesta sull’omicidio di Giulio Cesare. Siamo sicuri che fu solo Bruto a uccidere il grande condottiero e non invece ci furono altri che tesero la mano assassina? Non sarà il caso di riesumare qualche vecchio resto nel foro romano alla ricerca di un’impronta non vista, di una traccia di DNA? Provocazioni, ovviamente, che però rendono l’idea del clima.

Quando sono davvero utili le moderne tecnologie - A questo punto si apre uno spazio di riflessione pubblica a cui tutti siamo chiamati, e potenzialmente di dibattito: dove finisce la giusta esigenza di perseguire crimini già esaminati ma in certi casi non del tutto scoperti, il bisogno di arrestare qualche assassino in libertà e all’opposto dove risiede l’ovvia considerazione che la giustizia (magistrati, poliziotti, investigatori) farebbe bene concentrarsi sul presente, visto che fatti da indagare non mancano e magari le tracce sono ben più fresche e facili da individuare? Non sarà che tutta questa tendenza a guardare al passato alla ricerca del titolone nell’inchiesta che tutti conoscono (Garlasco, Mattarella, Uno Bianca) e che quindi di per sé fa “ascolto” più che assecondare una reale esigenza investigativa va incontro alla tendenza quasi voyeuristica del “pubblico” di rendere tutto uno spettacolo buono per le trasmissioni di cronaca nera? Che c’è di meglio che un CSI dal vivo, ogni giorno una nuova puntata ma stavolta non inventata… Ricordiamoci che il crime, i programmi crime, è infatti ormai un genere tra i più seguiti e ognuna delle inchieste che abbiamo citato non fa che impennare gli ascolti di certi salotti tv.

La catena a catena dei casi che abbiamo appena ricordato non è casuale ma nessuno ha la risposta giusta al dubbio che abbiamo riportato, come sempre accade quando la ragione non sta tutta dalla solita parte. Come si sa, l’omicidio è l’unico reato che non va mai in prescrizione, e un motivo evidentemente ci sarà. Il legislatore, prevedendo questa specifica ha voluto far capire che di fronte alla possibilità di assicurare un assassino alla giustizia non ci si deve fermare di fronte e niente, neppure al tempo che passa. Il punto è però che a volte si rimette mano a inchieste perché adesso sono disponibili tecnologie una volta neppure immaginabili ma non ci sono ipotesi davvero nuove o concrete, e pare che gli inquirenti seguano più suggestioni che altro.

L’emblematico caso di Erba - Il caso della riapertura del processo di Erba, nei mesi scorsi, è un esempio lampante: settimane e settimane di discussioni, un nuovo processo e un nuovo buco nell’acqua. Quanto è costato allo Stato tutto ciò? Nel frattempo però si erano riempiti i palinsesti delle trasmissioni crime, si sono lasciati parlare per ore e ore i soliti presunti esperti di quindici o vent’anni fa stavolta un po’ più invecchiati, si sono rivisti gli assassini già condannati anche loro con i segni dell’età sul volto, vengono passate ai raggi i soliti indizi di una volta, rimescolati a dovere per dare il senso della novità.

I pm che hanno avviato la nuova indagine hanno avuto il loro momento di celebrità, e anche gli inquirenti sono finiti nei tg, come magari non sarebbe accaduto se si fossero occupati di un “normale” delitto che nessuno conosce. Un vecchio caso fa sempre notizia, e l’utilizzo di un nuovo metodo di indagine, l’ultimo ritrovato della tecnica, porta lustro a chi l’adopera e magari gli fa fare carriera più velocemente. Stiamo estremizzando, ovviamente, perché può anche capitare che in effetti emergano nel tempo fatti realmente nuovi, e allora non c’è niente di più urgente che fare giustizia vera, quella che porta dietro le sbarre un colpevole adesso in libertà e all’opposto riabilita chi era stato ingiustamente condannato. Ma una riflessione sarà il caso di avviarla.