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di Lucia Fronza Crepaz*

Ristretti Orizzonti, 7 luglio 2024

Sono qui, alla Maratona Oratoria organizzata dalla Camera Penale di Trento, a rappresentare una delle colonne portanti della possibilità di superare l’emergenza sovraffollamento e suicidi: l’associazionismo, il sociale. La CRVG del nostro Trentino Alto Adige lavora per unire e rendere più incisive tutte le associazioni che si interessano di carcere, di pene alternative e di tutto il mondo della giustizia.

È chiaro che quando parliamo di persone che hanno debiti con la giustizia, dobbiamo avere sempre le vittime e le famiglie delle vittime davanti agli occhi, ma ogni sofferenza, qualunque sofferenza, merita compassione, non solo come atteggiamento personale, ma come scrive la comunità di Bose in un articolo di questi giorni “come emozione sociale di base, come fondamento della vita stessa della polis”. Solo così vivremo tutte e tutti in una società davvero democratica, capace cioè di far realizzare il proprio disegno a ciascuno.

Il sovraffollamento, la cesura dei legami affettivi e sociali in carcere, con norme che hanno come scopo solo la sicurezza, rischiano di rendere la detenzione una “vendetta di Stato”, cioè la negazione del nostro Stato di diritto. Quale imprenditore che vede il suo prodotto non riuscire per il 70% e che di quel 70% vede il 90% deteriorarsi ulteriormente non capirebbe che la sua azienda è completamente da ristrutturare? Bene lo stato-imprenditore, gestore di un’impresa esattamente così, continua a gestire la sua azienda-carcere sempre allo stesso modo.

In questa splendida occasione che la Camera penale ci ha messo a disposizione, rafforziamo il proposito di lavorare per una grande rete di alleanze generative in cui volontariato, avvocati, giudici, politici accanto a detenuti, direzione, assistenti di custodia, educatori, scuole, insomma la società tutta, reintegri il carcere dentro il vivere comune.

Se c’è un luogo che più di altri deve essere aperto, quello è il carcere. Cosima Buccoliero, direttrice per tanti anni del Carcere di Bollate, nel descrivere il metodo per un carcere aperto elenca 5 parole chiave: ACCUDIMENTO, ATTENZIONE, GIUSTIZIA, DIRITTI e SICUREZZA. E specifica, il valore di queste parole è che stiano in questa successione. La sicurezza in fondo, perché - asserisce Buccoliero - non può esistere senza le precedenti 4. Accudimento, attenzione, giustizia, diritti passano dall’impegno di tutte e tutti noi.

Vorrei concludere mostrandovi il disegno della città di Anna e Sara, le mie nipotine. Ho spiegato loro che la città non è fatta solo di case, chiese, moschee, scuole, ospedali, parchi: c’è anche il carcere, un luogo che deve stare dentro il nostro sguardo. Ecco il loro disegno. Mi hanno spiegato che la strada che hanno disegnato dal carcere va nella piazza dove ognuno di noi passa e sta.

*Presidente Conferenza Regionale Volontariato Giustizia (preparato per la maratona oratoria della Camera Penale del 5 luglio a Trento)