di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 17 aprile 2026
Disegno di legge su giovani e Servizio civile universale, alla Commissione affari sociali della Camera le critiche delle associazioni: “Le radici del Servizio stanno nell’obiezione di coscienza e nella difesa non violenta della Patria, quel valore deve restare. Insieme con l’assenza di scopo di lucro”. Il Servizio civile è nato come “difesa non violenta della Patria” e tale deve restare: non trasformatelo in agenzia di collocamento. È questo il monito del Forum nazionale del Terzo settore sul disegno di legge governativo in materia di “giovani e Servizio civile universale” attualmente in discussione presso la Commissione affari sociali della Camera: un testo che - si legge in una nota del Forum - rappresenta “sicuramente un passaggio rilevante per il rafforzamento delle politiche rivolte alle nuove generazioni”, ma con “importanti criticità”. Soprattutto sul tema specifico del Servizio civile che appunto “non nasce per essere un’opportunità di trovare lavoro, ma per formare cittadini attivi e consapevoli”. Lo dichiarano il portavoce del Forum Giancarlo Moretti e Licio Palazzini, referente del Gruppo di lavoro sul Servizio Civile costituito nel Forum. Sulla stessa linea i rappresentanti di associazioni come Arci Servizio civile, secondo cui “ricondurre il Servizio civile all’interno delle generiche “politiche giovanili” potrebbe farne perdere l’identità”.
La posizione del Forum è stata espressa nel corso delle audizioni svoltesi in Commissione. “Di fronte a una proposta di modifica che tende a orientare il Servizio civile universale verso una dimensione prevalentemente sociale e occupazionale - prosegue la nota - crediamo che vada ribadita espressamente e con chiarezza la sua funzione: difesa non armata e nonviolenta della Patria, promozione di valori costituzionali e partecipazione democratica. Ricondurre, come rischia di fare il disegno di legge, questo strumento a una misura di welfare o di politica attiva per i giovani costituirebbe un’alterazione della sua natura”.
“Tra le nostre proposte per migliorare il testo - aggiungono Moretti e Parazzini - vi sono quelle di rendere esplicito il vincolo dell’assenza di scopo di lucro per gli enti iscritti all’albo del Scu, e di valorizzare gli Enti di terzo Settore per il contributo che possono apportare alla definizione, e non solo all’esecuzione, delle politiche di Servizio civile”. “Infine crediamo - è la conclusione - che sul Servizio civile debbano essere investite risorse, proprio perché riguarda la crescita e l’educazione delle giovani generazioni ai valori costituzionali, alla cittadinanza attiva e alla pace, a maggior ragione in questa fase storica dominata dai conflitti. Una riforma a costo zero, peraltro sbilanciata su obiettivi di occupabilità nel mondo del lavoro, non può essere adeguata”.
“Il servizio civile - aggiunge Rosario Lerro, presidente di Asc - è un istituto che ha radici profonde nella storia civile del nostro Paese: nasce dall’obiezione di coscienza, è fondato sulla difesa non armata della Patria, sulla promozione della Pace, sulla cittadinanza attiva. Ogni riforma deve partire da qui, non ignorarlo. Come Asc Aps siamo disposti a collaborare con il Parlamento per migliorare il sistema, ma non possiamo accettare che tre provvedimenti, anche se animati da intenzioni diverse, finiscano per mutare la natura di un istituto che appartiene a tutti i cittadini e le cittadine”. Tra le altre criticità “tecniche” rilevate: delega ampia e generica; clausola di invarianza finanziaria ritenuta dalle associazioni “incompatibile con un reale salto di qualità del sistema, che vive anche grazie all’enorme sforzo di cofinanziamento degli enti”; infine i 6 mesi previsti per l’adozione dei decreti delegati ritenuti “insufficienti per un riordino organico e condiviso”. “Di contro - prosegue un comunicato di Asc Aps - consideriamo come vincoli di continuità non negoziabili il collegamento con l’obiezione di coscienza; il divieto di scopo di lucro per gli enti iscritti all’albo; il mantenimento dell’impianto multilivello con Stato, Regioni, Enti e rappresentanza dei giovani in servizio; il ruolo della Consulta nazionale; l’autonomia del Fondo nazionale per il servizio civile”.
Oltre al disegno di legge appena citato, peraltro, questa settimana è stata presentata anche una proposta di legge del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro per un “servizio civile volontario degli anziani”. Ma anche queste, secondo l’organismo dell’Arci, rischiano di “svuotare di senso un istituto che ha radici nella Costituzione e nella storia dell’obiezione di coscienza”. E anche in questo caso una nota spiega: “Pur muovendo da obiettivi condivisibili (promuovere l’invecchiamento attivo e la cittadinanza delle persone anziane)” la proposta descrive “volontariato civico senior strutturalmente diverso dal servizio civile di cui è soggetto la fascia d’età giovanile” e senza “alcun legame con la difesa non armata della Patria o con l’obiezione di coscienza”. Conclusione: “Sovrapporre questa denominazione a esperienze di tutt’altra natura rischia di generare una confusione istituzionale grave. Asc Aps chiede al Parlamento di proteggere l’identità del servizio civile, non di dissolverla”.











