di Viola Mancuso
gnewsonline.it, 26 settembre 2026
Da oggi, 25 settembre, per la prima volta il Servizio Civile Universale entra stabilmente negli istituti penitenziari italiani. Sono trentatré i giovani volontari che hanno preso servizio in 11 carceri distribuite sul territorio nazionale, nell’ambito del progetto del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Ri-educare dentro il cambiamento. È una novità per il sistema penitenziario italiano, ma anche un esperimento destinato a mettere in relazione più stretta il carcere con la società esterna. Il progetto, inserito nel programma dell’ente capofila OPES Aps “Percorsi inclusivi: un impegno collettivo per il cambiamento”, nasce infatti con l’obiettivo di sostenere i percorsi di reinserimento sociale delle persone detenute e di rafforzare le attività trattamentali e di inclusione.
L’iniziativa è stata fortemente voluta da Massimo Parisi, vicecapo del Dipartimento, che ha creato una struttura composta da dirigenti e funzionari che dalla sede centrale coordinano la gestione dei 33 operatori impegnati per un anno nelle Case di reclusione di Alghero, Aversa, Massa, Milano Bollate e Palermo Ucciardone e nelle Case circondariali di Bologna, Brindisi, Catanzaro, Cuneo, Roma Regina Coeli e Vicenza. In ognuno di questi istituti, tre operatori volontari oggi hanno firmato i contratti e svolgeranno le attività, affiancando il personale educativo e della segreteria amministrativa e ricevendo una retribuzione mensile. I ragazzi saranno chiamati a svolgere un insieme di interventi che vanno dal supporto organizzativo delle riunioni, alla collaborazione nella realizzazione di eventi e di offerte formative coerenti con le potenzialità delle persone detenute.
Una parte significativa del progetto riguarda, inoltre, il rapporto tra istituto e territorio. I giovani, infatti, saranno chiamati a contribuire alla mappatura delle collaborazioni già esistenti e dei possibili nuovi rapporti con associazioni, scuole, università, enti locali, cooperative, aziende e altri soggetti esterni. Un lavoro che punta a rendere più strutturata quella rete di relazioni che può diventare decisiva quando la persona detenuta deve prepararsi al ritorno nella comunità. L’idea è utilizzare il Servizio Civile come uno strumento di collegamento: tra le attività dell’area educativa e la comunità esterna, tra il carcere ed i servizi del territorio. Il conseguimento dell’attestato finale costituirà titolo di riserva per i concorsi pubblici.
Il progetto nasce per ora come una sperimentazione circoscritta a 11 istituti, ma è in cantiere la nuova progettazione di una seconda edizione estesa a 24 istituti penitenziari. Per i 33 operatori volontari, l’ingresso in carcere rappresenta anche un percorso formativo e civico che li porterà a confrontarsi con la complessità dell’esecuzione penale e con il lavoro quotidiano degli operatori penitenziari, fatto di responsabilità, soddisfazioni e difficoltà.









