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di Maria Cristina Razzano

Il Domani, 5 aprile 2023

L’Associazione magistrati della Corte dei conti ha organizzato un evento per ricordare il 5 aprile 1965, quando presero servizio le prime otto donne in magistratura, promosse al primo concorso pubblico aperto anche a loro. Oggi diamo per scontata la parità di genere, ma è una conquista recente e, purtroppo, c’è ancora tanta strada da fare. Sono, ad esempio, appena 60 anni che è stato consentito l’accesso in magistratura anche alle donne con il concorso del 3 maggio 1963.

Fu vinto da otto donne che entrarono in servizio il 5 aprile 1965: Letizia De Martino, Ada Lepore, Maria Gabriella Luccioli, Graziana Calcagno Pini, Raffaella D’Antonio, Annunziata Izzo, Giulia De Marco e Emilia Capelli. Il regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, all’art. 8, n. 1, aveva posto tra i requisiti per l’ammissione alle funzioni giudiziarie “l’essere cittadino italiano, di razza italiana, di sesso maschile, ed iscritto al P.N.F.”.

Anche dopo l’entrata in vigore della Costituzione ci vollero ben 15 anni prima che vedesse la luce la legge n. 66 del 9 febbraio 1963 composta di soli due articoli: Art. 1. La donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge.

L’arruolamento della donna nelle forze armate e nei corpi speciali è regolato da leggi particolari. Art. 2. La legge 17 luglio 1919, n. 1176, il successivo regolamento approvato con regio decreto 4 gennaio 1920, n. 39 ed ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge sono abrogati. C’è da aspettare, invece, il 1971 per avere la prima donna magistrato contabile che è stata Brigida Monte. Da allora, si è passati dallo 0,18% (1971) al 39,17% (2023) di presenza femminile nella magistratura della Corte dei Conti: ancora minoranza ma, di certo, i passi sono stati da gigante. Per ricordare la storia, che non è sempre scontata, e valorizzare l’impegno delle donne in magistratura l’Associazione Magistrati della Corte dei conti ha deciso di istituire il 5 aprile la Giornata delle Donne in Magistratura.

Una giornata di riflessione e confronto sul tema della parità di genere che, per la prima volta, quest’anno mette attorno allo stesso tavolo i vertici delle istituzioni giuridiche e l’accademia: Margherita Cassano, Primo Presidente della Corte di cassazione, e Gabriella Luccioli una delle otto vincitrici del primo concorso; Gabriella Palmieri Sandulli, Avvocato Generale dello Stato; Enrica Laterza, già Presidente Aggiunto della Corte dei conti; Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma; Cinthia Pinotti, già Presidente di Sezione della Corte dei conti, Wally Ferrante, prima Presidente dell’Associazione Avvocati e Procuratori dello Stato, Paola Briguori, prima Presidente donna dell’Associazione dei magistrati contabili. Ci saranno anche Guido Carlino, Presidente della Corte dei conti e Tommaso Miele, Presidente Aggiunto della Corte dei conti e Presidente del Comitato Pari opportunità. Chiuderà i lavori Aldo Carosi, già giudice della Corte costituzionale.

L’Associazione ha avvertito l’esigenza di dedicare questa giornata alle tappe fondamentali dell’emancipazione femminile che si sono snodate in sessant’anni di donne all’interno della magistratura. Sarà ascoltata la testimonianza di chi ha contribuito in prima persona all’affermazione di questo spazio al femminile, senza scadere nella retorica delle celebrazioni, ma valorizzando l’opera che quotidianamente, con sobrietà e impegno, contraddistingue l’esercizio delle funzioni, da parte delle magistrate.

In occasione di tale evento, ogni anno, saranno accesi i riflettori su temi di attualità, aventi risvolti giuridici, sui quali donne magistrato (e non solo) potranno confrontarsi, attingendo direttamente alla propria esperienza lavorativa e civile.

Per quest’anno la scelta è caduta sul seguente tema: “La questione femminile in Medioriente - il diritto (negato) allo studio”. L’emancipazione passa attraverso la garanzia di questo diritto fondamentale. Si legge nell’indagine approvata con delibera n. 16/2020/G dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, che “In Italia, manca un disegno organico del sistema di welfare rivolto all’istruzione terziaria, sia per favorire l’accesso agli studi universitari, sia per garantirne l’applicazione in maniera uniforme sull’intero territorio nazionale attraverso la formulazione dei livelli di prestazione essenziali (c.d. LEP).

Fra le criticità rilevate, anche la mancata copertura delle richieste, con l’inaccettabile fenomeno degli “idonei non beneficiari” e la lentezza delle procedure amministrative, dall’accoglimento della domanda all’effettiva erogazione dell’aiuto. La finalità di garantire il diritto allo studio a tutti gli studenti meritevoli anche se privi di mezzi economici è possibile solo incrementando le risorse finanziarie sia statali che regionali” e, sono indicate alcune azioni necessarie: dall’ampliamento delle fasce di reddito degli aventi diritto, a misure di agevolazione (della mobilità, dei canoni di locazione di immobili e dell’assistenza sanitaria gratuita per i fuori sede), dall’avvio di un regime sperimentale che riconosca il reddito di formazione a tutti gli studenti in condizioni particolarmente disagiate, ad una più equa ripartizione della contribuzione studentesca attuata anche attraverso la previsione di una “no tax area”.

Iran e Afghanistan - Al tempo stesso, i recenti avvenimenti in Iran e Afghanistan impongono che non si spengano i riflettori su chi lotta per i diritti civili e politici delle donne. Gli avvelenamenti delle studentesse iraniane e il ritorno alla “clausura” per le giovani hanno segnato ancora più nettamente il divario generazionale tra chi nel 1965 e nel vecchio continente, ha avuto la forza di sfidare ogni pregiudizio e avviare un percorso che vede oggi sempre più significativa la presenza delle donne in ogni settore della vita lavorativa, compresa la magistratura, e chi ancora oggi combatte per conquistare diritti fondamentale e “togliere il velo” a ogni ipocrisia. Sarà decisivo ascoltare la voce di Soraya Malek, già principessa d’Afghanistan, attivista per i diritti delle donne afghane, e Rayhane Tabrizi, attivista per i diritti delle donne iraniane.