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di Daniele Biacchessi

giornaleradio.fm, 1 novembre 2026

In quattro anni, il Governo guidato da Giorgia Meloni ha promosso e approvato almeno sette tra decreti e disegni di legge improntati sulla sicurezza. La stretta securitaria si è sempre mossa sull’onda emotiva di violenze, disordini, fatti di cronaca che hanno fatto emergere l’inadeguatezza della gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza. Il codice di procedura penale si è appesantito ulteriormente di nuovi reati, con pene più severe, giri di vite sugli immigrati e, negli ultimi mesi, con norme che avrebbero dovuto rimettere sotto controllo la violenza giovanile. Nessuno di questi provvedimenti ha funzionato, e l’ultimo, approvato dal Governo dopo i fatti di Milano, rischia di fare la stessa fine dei precedenti.

Nell’ottobre 2022, l’esecutivo approvava un decreto anti rave party, che in Italia sono pochissimi e non rappresentano certamente una priorità rispetto a ben altre emergenze. Siamo nel settembre 2023 e giunge il decreto Caivano. Prevede un avviso orale del questore esteso ai 14enni, divieto dell’uso di cellulare e pc ai giovani tra i 14 e i 18 anni responsabili di violenze, ma in caso di condotte più gravi anche per quelli tra i 12 e i 14; ampliamento della platea dei reati per i quali può essere disposta la custodia cautelare.

Si arriva al novembre 2024 quando il governo istituisce nuovi reati: dalle truffe agli anziani alle rivolte nelle carceri e nei Centri di permanenza per il rimpatrio, dalle aggressioni alle forze dell’ordine ai blocchi stradali, al borseggio. L’effetto è praticamente nullo tanto che a giugno 2025 Palazzo Chigi porta al Quirinale la necessità di un nuovo decreto. Nasce il reato di blocco stradale, si aggravano le pene per violenza o minaccia a un pubblico ufficiale.

A febbraio 2026 giungono due provvedimenti destinati a mettere in sicurezza i cortei e a rispondere a violenze e omicidi nelle scuole. Il legislatore non investe sulla prevenzione, ma punta alla mera repressione dei fenomeni, andando a rimorchio dei fatti di cronaca senza trovare soluzioni permanenti e strutturali.