sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giovanni Bianconi

 

Corriere della Sera, 9 giugno 2019

 

Il braccio di ferro che qualcuno temeva s'è aperto ufficialmente. I quattro componenti del Consiglio superiore della magistratura autosospesi perché coinvolti nelle riunioni con altri magistrati e dei deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti sui futuri assetti delle Procure, non hanno dato le dimissioni. Anzi, per tre di loro appartenenti alla corrente moderata Magistratura indipendente - Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Antonio Lepre - è arrivato l'invito del gruppo a tornare al lavoro. Sfidando chi ha chiesto e continua a chiedere il passo indietro che libererebbe l'organo di autogoverno dei giudici da un'ipoteca che rischia di continuare a comprometterne l'immagine.

Da domani si apre dunque una settimana in cui continuerà a tenere banco il destino del Csm, con progetti di riforma che dopo i partiti al governo ieri ha auspicato anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti, il quale sulla posizione di Lotti ha spiegato: "Mi ha assicurato di non aver commesso alcuna illegalità, aspettiamo che esca la verità". Sulle modifiche alla composizione e al sistema elettorale dell'organo di autogoverno non ci sono ancora proposte chiare né condivise, ma questo appartiene al futuro. Il presente è un Consiglio che pur in grado di continuare a lavorare regolarmente, si ritrova comunque azzoppato. I componenti autosospesi sono stati già sostituti negli importanti incarichi che ricoprivano nelle commissioni consiliari, e spostati in altre di rilevanza molto minore.

Ieri mattina i quattro (oltre al terzetto di Mi c'è Gianluigi Morlini, della corrente centrista di Unicost che pretende le dimissioni; ma la decisione spetta al consigliere, non al gruppo) sono stati ricevuti dal vicepresidente David Ermini, che continua a muoversi in stretto raccordo con il capo dello Stato. S'è trattato di un colloquio franco, senza toni aspri, in cui s'è parlato anche del rispetto delle garanzie; che può significare, ad esempio, avere diritto a leggere le trascrizioni dei colloqui intercettati negli incontri contestati. Pur senza espliciti riferimenti alle dimissioni, Ermini ha ribadito l'invito a prendere una decisione rapida, facendo appello alla "massima responsabilità istituzionale". Difficile immaginare, dietro questa formula, una strada diversa dalle dimissioni.

I consiglieri hanno risposto che la loro scelta sarà resa nota a breve, ma subito dopo i tre di Mi sono andati all'assemblea generale del gruppo, dove hanno rivendicato la propria correttezza (al massimo ingenuità e inopportunità) e ribadito la volontà di non gettare la spugna. Ne è scaturito un documento che rinnova loro la fiducia e ne auspica la "pronta ripresa delle attività consiliari", mentre vengono stigmatizzati "l'impropria campagna mediatica" e i "giudizi sommari non suffragati dalla compiuta conoscenza degli atti".

L'unico richiamo traspare dal proclamato "impegno ad evitare, in futuro, ogni contatto con qualunque esponente politico estraneo al Csm, ancorché magistrato". È un riferimento chiaro a Cosimo Ferri, il leader ombra della corrente, duramente criticato dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati Pasquale Grasso (che fa parte di Mi): "Il ruolo di eminenza grigia è stato "certificato" dagli eventi degli ultimi giorni". Grasso avrebbe voluto le dimissioni degli autosospesi, già sollecitate dall'Anm, e per questo s'è astenuto al momento del voto sul documento finale.