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di Fabio Paravisi

Corriere della Sera, 9 settembre 2024

I parenti della vittima hanno partecipato al presidio contro la violenza sulle donne. Da inizio anno ci sono state 830 chiamate ai centri antiviolenza della provincia di Bergamo. C’erano anche uno zio e una cugina di Sharon Verzeni al presidio organizzato oggi in Largo Rezzara dalla “Rete bergamasca contro la violenza di genere”. Entrambi hanno letto degli interventi rivolgendosi direttamente all’assassino. Ernesto Verzeni ha prima parlato a Sharon: “Quella notte uno sconosciuto ha voluto porre fine alla tua esistenza assassinandoti brutalmente. Un vile, perché solo i vili prendono le persone alle spalle. Un uomo, se così si può chiamare, senza valori civili, che non dà importanza alla vita altrui”.

Poi si è rivolto a Moussa Sangare, arrestato per il delitto, leggendo con una voce tremante e qualche pausa per la commozione: “Mi domando: perché l’hai fatto? Cosa volevi provare a te stesso, che ti sentivi maschio? Che dovevi prevalicare su una donna inerme? Volevi ucciderla per vedere l’effetto che ti faceva? Sentire il calore del suo sangue? E il respiro che le stavi togliendo? Sharon aveva un futuro e dei progetti con il suo compagno Sergio. Ti, piccolo uomo, le hai tolto il futuro e la vita. È inutile ora che cerchi in tutti i modi di giustificare quello che hai fatto. Non ti sei mai pentito ma ha voluto fare il furbo nascondendo le prove e andando in giro con gli amici. Con il tuo omicidio, piccolo uomo insignificante, non solo hai tolto la vita a Sharon ma hai condanno tutti noi familiari all’ergastolo vita. Spero che la giustizia deli uomini ti faccia pagare per quello che hai fatto”.

Ernesto Verzeni ha quindi ringraziato i carabinieri e gli inquirenti e ha concluso: “Mi rivolgo ai cittadini: dobbiamo esser liberi di camminare nelle nostre vie in qualsiasi momento e in qualsiasi ora, non dobbiamo avere paura di fare uscire le nostre figlie, le nostre fidanzate, le nostre mogli, dobbiamo riprenderci le nostre strade, affinché quello che è successo non succeda mai più . Sharon ora sei la stella che brilla per noi”.

Il secondo intervento è stato di Irene Verzeni, cugina di Sharon, con un intervento fatto da frasi che iniziavano con le parole “non basta”: “Non basta chiedere scusa per avere spezzato i sogni di una persona, per avere fatto una cosa così terribile, non basta fare la vittima, dare colpa a un raptus. Non basta chiedere scusa alla stampa o a Sharon prima di compiere quel gesto che volevi fare e hai fatto. Spero che tu sconti lo stesso ergastolo che stiamo scontando noi familiari. Non dobbiamo mai essere indifferenti a niente”.