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di Michela Allevi

 

Il Messaggero, 9 febbraio 2020

 

Tempi più lunghi per i processi e il rischio di un boom di ricorsi in Cassazione. Nonostante il lodo Conte bis, con la riforma della prescrizione la Suprema corte rischia comunque di essere invasa da nuovi procedimenti. Non saranno i 25mila in più stimati dal primo presidente della Cassazione, Giovanni Manunone, secondo i dati divulgati in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, ma la cifra si dovrebbe discostare di poco.

Per un motivo: la distinzione tra assolti e condannati in primo grado, con lo stop del decorrere della prescrizione solo per i secondi, non peserebbe sul bilancio. Per gli assolti in primo grado, infatti, la prescrizione continuerebbe a correre, mentre per i condannati si fermerebbe dopo il primo grado di giudizio, mentre il processo prosegue.

Se il condannato subisse una nuova condanna, la prescrizione si bloccherebbe in maniera definitiva. Se venisse assolto, potrebbe recuperare i termini di prescrizione rimasti nel frattempo bloccati. Ed è questa la novità principale, che però non inciderebbe più di tanto sul volume dei procedimenti destinati ad approdare in Cassazione. Questo perché i ricorsi alla Suprema corte vengono presentati soprattutto dagli imputati. Mentre la percentuale di ricorsi presentati dalle procure generali è molto più bassa. E in caso di assoluzione, in assenza di ricorso della procura, il recupero dei termini di prescrizione non servirebbe a nulla.

Lo spiega l'avvocato Giandomenico Caiazza, presidente dell'Unione camere penali: "Con il lodo Conte bis l'impatto deflattivo sui procedimenti destinati a sommergere la Cassazione è modesto. È necessario invece lavorare sulla riduzione dei tempi del processo, che in questo caso sono destinati a salire a dismisura". Questo perché, non temendo più la scure della prescrizione, i procedimenti potrebbero essere fissati con molta più tranquillità: "Un imputato può vedersi fissato il suo ricorso in appello anche in 10 anni".

È critico anche il presidente delle Camere penali di Roma, Cesare Placanica: "Il ripensamento è segno evidente dell'insostenibilità dell'originario progetto, si tratta di un miglioramento che però non è decisivo. Il ministro dovrebbe seguire fino in fondo le indicazioni pervenute durante le cerimonie di inaugurazione da avvocati e magistrati".

Ed è proprio alla platea degli avvocati che si rivolge Italia Viva, fortemente contraria alla riforma. Un potenziale bacino da quasi 150mila voti che potrebbe aiutare il partito di Matteo Renzi a superare la soglia di sbarramento per entrare in Parlamento. Nella relazione, Mammone ha sottolineato che, in realtà, servirebbero "modifiche di carattere acceleratorio al processo penale", soprattutto per le fasi dell'indagine e dell'udienza preliminare, nelle quali si registra la maggior parte dei casi di prescrizione.

Problema che deriva dalla limitata possibilità di esercizio dell'azione penale e di celebrazione dei processi a causa della ridotta capacità di smaltimento del giudizio ordinario. Il primo presidente della Cassazione ha poi aggiunto che la sospensione del corso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, una volta a regime (e perciò non prima di 5 anni, termine di prescrizione per i reati contrawenzionali puniti in modo meno grave), potrà determinare "un incremento del carico di lavoro della Cassazione pari a circa 25mila procedimenti l'anno, tale essendo il quantitativo medio dei procedimenti che negli ultimi anni si è estinto per prescrizione in secondo grado". Un incremento insostenibile, pari a circa il 50 per cento. E con il lodo Conte bis la percentuale diminuirebbe, ma resterebbe comunque troppo elevata.