di Ermes Antonucci
Il Foglio, 26 maggio 2026
“Stiamo assistendo a un attacco ai diritti di difesa, contro il quale reagiremo con tutta la nostra forza. Il diritto di difesa è centrale in uno stato di diritto, perché funge da garanzia di tutti gli altri diritti di cui godono i cittadini. Per cui se cade il diritto di difesa si aprono degli spazi di mancata tutela, la cui gravità in ordine alla tenuta di una democrazia liberale è evidente”. Così, intervistato dal Foglio, Francesco Petrelli, presidente dell’unione camere penali italiane (Ucpi), commenta le vicende degli ultimi giorni in cui è emerso che diversi avvocati sono stati intercettati mentre parlavano con i loro assistiti, pratica vietata dal codice di procedura penale, dalla Costituzione e anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Prima la diffusione delle intercettazioni tra Alberto Stasi e il suo primo legale Angelo Giarda, poi le captazioni dei colloqui tra alcuni legali e i loro assistiti nelle sale del carcere di Perugia, infine le intercettazioni tra avvocati e imputati addirittura nelle aule del tribunale di Napoli. “Tutti questi fatti non possono non essere collegati tra loro e destare un grandissimo allarme - dice Petrelli -. Queste vicende contrastano inoltre con le retoriche affermazioni secondo cui la magistratura si pone come garante dei diritti dei cittadini, ma poi di fatto non è in grado di tutelare il rispetto delle minime e ovvie esigenze processuali”.
Proprio il caso di Perugia ha spinto l’Ucpi a deliberare l’astensione dalle udienze dall’8 al 12 giugno 2026, con manifestazione nazionale nel capoluogo umbro l’11 giugno. Nel carcere di Capanne, a Perugia, sono stati intercettati per circa sei mesi i colloqui tra detenuti e avvocati, pur essendo autorizzata l’attività solo nei confronti di un singolo difensore indagato. Sono stati registrati anche colloqui di almeno quindici altri avvocati, contenenti strategie difensive e informazioni coperte dal segreto professionale. Le registrazioni, invece di essere immediatamente eliminate, sono confluite nel materiale investigativo. “Tutto ciò costituisce una gravissima violazione del diritto di difesa, garantito dalla Costituzione, dalla Cedu e dal codice di procedura penale che occorre denunciare con fermezza”, sottolineano i penalisti nel comunicato di proclamazione della mobilitazione.
“Ci troviamo di fronte a un fatto inusitatamente grave, a un attacco che non avevamo finora mai visto in queste dimensioni alla riservatezza del rapporto tra avvocato e assistito”, ribadisce Petrelli. “È gravissimo il fatto che il tutto si sia consumato all’interno di salette di colloqui di un carcere e quindi in un luogo destinato fisiologicamente ed esclusivamente a quel tipo di colloqui che dovrebbero essere coperti dal massimo della tutela della riservatezza. L’articolo 103 del codice di procedura penale prevede proprio il divieto di procedere all’intercettazione di conversazioni tra l’avvocato e il proprio assistito, ma anche l’obbligo di interrompere qualsiasi intercettazione laddove ci si avveda che oggetto della captazione è un rapporto di questo tipo”, spiega il presidente dei penalisti.
Petrelli ricorda anche “la duplice copertura che la Costituzione pone con gli articoli 15 e 24 alla segretezza dei colloqui tra difensori e assistiti”: “Le intercettazioni di Perugia non dovevano essere effettuate, e comunque dovevano evidentemente essere distrutte - prosegue il presidente dell’Ucpi. La circostanza che tutto questo sia durato per alcuni mesi e che decine di avvocati siano stati registrati, pur non avendo nulla a che vedere con l’indagine che aveva dato origine all’autorizzazione di disporre quell’intercettazione, costituisce un fatto gravissimo, rispetto al quale i penalisti italiani certamente non potevano non reagire con la massima fermezza e far sentire la loro voce chiedendo tutti gli accertamenti nelle sedi necessarie per chiarire come si sono svolti i fatti e come è mai possibile che nessuno abbia controllato simili modalità di investigazione”.
Ma i casi degli ultimi giorni sembrano essere soltanto la punta di un iceberg. “È in corso un attacco ai diritti di difesa, un attacco al giusto processo, e noi reagiremo con tutta la forza che abbiamo. È necessario che tutti riflettano sull’indispensabilità del diritto di difesa come garanzia ineludibile di tutti gli altri diritti: se cade il diritto di difesa cadono le garanzie dello stato di diritto”, conclude Petrelli.










