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Il Mattino di Padova, 27 aprile 2015

 

Quando abbiamo ricevuto la lettera della figlia di una persona che è stata detenuta tanti anni fa, ci ha colpito che a distanza di molto tempo quella figlia si senta ancora "inadeguata". Poi un altro figlio ci ha mandato una testimonianza ed il paradosso triste è che a distanza di trenta-quarant'anni ad accomunare questi figli c'è sempre anche la disumanità dei trasferimenti, e la poca considerazione per i famigliari.

Sono state promesse "linee dirette" per i parenti che vogliono avere informazioni sui loro cari detenuti, si è fatta una nuova circolare che dovrebbe rendere più a misura di esseri umani i trasferimenti, ma tutto questo spesso resta sulla carta, e i figli poi si porteranno dietro per sempre la sofferenza che gli hanno causato i loro genitori, ma anche l'indifferenza e la freddezza con cui troppo spesso le istituzioni li hanno trattati. Bisognerebbe prendere esempio da altri Paesi che mettono le famiglie al centro dell'esecuzione delle pene, perché hanno la consapevolezza che il reinserimento delle persone detenute passa prima di tutto per un rafforzamento dei loro legami famigliari, e non per un sistematico logoramento dei loro affetti.

 

È stato drammatico arrivare al colloquio e sentirsi dire che mio padre non era più lì

 

Mi chiamo Erina, ho 56 anni. Due figlie, bravissime ragazze. Un nipotino stupendo. Io conduco una vita "quasi normale". Dico quasi, perché fondamentalmente, non mi sento come gli altri. Si, forse la definizione del mio stato d'animo è proprio questa. Ho un vuoto dentro che non sono mai riuscita a colmare, ancora oggi sento di essere stata molto condizionata dall'esperienza di mio padre in carcere per 15 anni, condannato a 17 per sequestro di persona.

Fu clamoroso all'epoca anche perché credo il primo ed unico a Padova, era il 1974. La mia adolescenza e conseguente crescita ne hanno molto risentito, ed ancora oggi spesso mi sento "inadeguata". Secondo me, vivendo sensazioni come quella che si prova vedendo tuo padre portato via (era con me e mia sorella quando è stato arrestato), s'instaura mentalmente un conflitto che determina poi insicurezza futura.

Da una parte c'è il tuo dolore per la mancanza di una guida, di un punto di riferimento, c'è la sensazione di pena che ti fa tuo padre ed il fatto che fondamentalmente ti dispiace per lui. Insomma il contrario di quando si è orgogliosi di qualcuno.

Dall'altra parte si scatena una rabbia che a volte sento ancora oggi, per cui non essendo più sicura dei tuoi sentimenti, dal mio punto di vista, non ti senti più sicura di niente.

Allora ecco i legami con persone sbagliate, non nel senso etimologico della parola, sbagliate per me. Solitamente una coppia si forma tramite un'alchimia, allora si amalgamano tutte le molecole giuste. Per me si sono amalgamate si, ma solo per la nascita delle mie figlie (avute da due compagni diversi); sono due splendide ragazze in tutti i sensi, ed hanno di me un'opinione positiva, spero! Io nelle relazioni mi appoggiavo troppo e mi sembrava di non avere personalità, quindi mi sentivo noiosa, pesante... come un macigno! Questa sensazione l'ho avuta poi anche in altre relazioni, infatti adesso sono sentimentalmente sola. Ho tanti amici, ma la coppia "classica" mi soffoca, sempre perché forse penso di essere io a soffocare gli altri.

Probabilmente (e voglio essere introspettiva) la rabbia, la delusione, la paura insieme alla certezza dell'abbandono, (ci aggiungo anche il senso di colpa che non guasta), sommate invece a pietà, amore per tuo papà che resta sempre immenso, hanno determinato questa sensazione che negli anni non mi ha mai abbandonata. Quella di essere divisa in due.

Mio padre è stato per un anno circa al Due Palazzi, al tempo carcere solamente giudiziario, poi in Piazza Castello, sempre a Padova, da dove improvvisamente, dopo qualche mese, è stato trasferito all'isola di Pianosa. È stato drammatico arrivare al colloquio quel giorno e sentirsi dire che lui lì non c'era più. Come allo stesso tempo non dimenticherò mai il senso positivo di condivisione provato poi nei tempi successivi quando lo si andava a trovare in quel contesto così diverso, dove i suoi compagni ci hanno sempre riservato attenzioni particolari. Un tentativo, forse, di rendere "quasi normale" una circostanza che era tutt'altro, addirittura a momenti grottesca. Ma ciò nonostante ricordo con grande tenerezza la loro gentilezza nei confronti miei, di mia sorella e di mia mamma, che sembrava partire proprio dal cuore.

Per concludere, aggiungo che esperienze come la mia ti insegnano anche molto, se analizzi bene. A non stupirti negativamente più di niente, a non scandalizzarti e ad essere tollerante perché di errori ne siamo capaci tutti. A sdrammatizzare tutte le situazioni, a perdonare o meglio a cercare di perdonare e di essere comprensivi (io ci sto ancora provando, ma sono a buon punto!). Ad avere la forza di lottare e di andare avanti in questa vita, a reagire sempre ed a cercare il lato positivo in ogni situazione. Probabilmente è stato proprio questo che ha aiutato mio papà nei suoi anni di detenzione, oltre alla consapevolezza che noi c'eravamo sempre e non ci saremmo mai sognate di abbandonarlo.

 

Erina F.

 

La notizia del trasferimento di mio padre ci ha sconvolti

 

Sono Vincenzo, figlio di Salvatore G. che é attualmente detenuto presso la Casa di Reclusione di Padova. Scrivo la presente per dire che mio padre sono oltre otto anni che è rinchiuso presso il suddetto istituto privato dell'affetto dei propri familiari che vivono tutti in Calabria.

Mia madre, mio fratello ed io non sempre possiamo viaggiare dalla Calabria sino a Padova per le visite parentali ed è per questo motivo che io e la mia compagna, in attesa del primo figlio, abbiamo deciso di lasciare casa, il lavoro, gli amici ed i parenti per trasferirci qui a Padova, al solo scopo di poter essere più vicini a mio padre.

Ci è costato molto poiché entrambi abbiamo lasciato il nostro lavoro, abbiamo trovato casa ed anche lavoro e, con fatica, ci stiamo pian piano abituando a questa nuova situazione.

Tuttavia in un recente colloquio con mio padre ho saputo che egli sarà trasferito, se non ricordo male, al carcere di Sulmona quest'estate! La notizia devo essere sincero ci ha sconvolti, perché dopo tutto quello che abbiamo fatto per stare vicini a mio padre corriamo il rischio che sia stato tutto inutile.

So che ha scontato quasi tutta la pena la cui fine è prevista per settembre 2017, e so anche che ha chiesto la liberazione anticipata e deve presentare istanza per il regime di semilibertà essendoci una ditta in Padova che è disposta ad assumerlo; non conosco i motivi per i quali si renda necessario il suo trasferimento visto che, per quanto ne so, la sua vita carceraria è eccellente, ma è certo che se tanto dovesse essere non solo il sacrificio mio e di mia moglie è stato inutile, visto che se torniamo giù non avremmo più neanche il nostro lavoro, ma mio padre non potrebbe più usufruire eventualmente del regime alternativo al carcere perché la ditta che è disposta ad assumerlo è a Padova e non a Sulmona. Mi rivolgo a chi conosce meglio la situazione del carcere di Padova per chiedere di intercedere al fine di scongiurare questo trasferimento, sperando sempre che quanto prima gli sia concessa la misura alternativa.

Ringrazio molto per l'attenzione che vorrete dedicarmi.

 

Vincenzo G.