sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Mariano Acquaviva*

laleggepertutti.it, 16 giugno 2026

Sebbene la Costituzione vieti la pena capitale, il tasso di mortalità tra i detenuti è molto alto a causa dell’inefficienza del sistema penitenziario. In Italia “Non è ammessa la pena di morte”, come stabilisce espressamente la Costituzione (art. 27, quarto comma). Ciononostante, nelle carceri italiane si muore quasi ogni giorno. Ad oggi, solo nel 2026, sono già 28 i suicidi e 73 le morti dovute ad altre cause (malattia, overdose, omicidio, “motivi da accertare”, ecc.), per un totale quindi di 101 decessi, come riportato dall’osservatorio di Ristretti Orizzonti. I numeri sono preoccupanti e inducono a ritenere che si raggiungeranno le cifre degli ultimi anni, che si attestano intorno ai 250 morti all’anno. I decessi, anche quando non sono dovuti al suicidio, sono spesso riconducibili alle condizioni precarie in cui i detenuti sono costretti a vivere: il sovraffollamento, unito al cattivo stato delle strutture carcerarie, favorisce l’insorgere o l’acuirsi di malattie fisiche e psicologiche a cui difficilmente si riesce a far fronte con le scarse risorse sanitarie dei penitenziari (per maggiori approfondimenti, si rinvia ai numerosi rapporti dell’Associazione Antigone)

La mortalità nelle carceri colpisce ogni fascia d’età; anzi, il numero dei sucidi è maggiore in quella più giovane, cioè tra le persone con meno di quarant’anni di età. Sebbene il codice penale preveda come pena massima l’ergastolo, in realtà in Italia c’è la pena di morte, indotta da un sistema carcerario assolutamente inadeguato. A testimoniarlo sono le numerose sentenze di condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nei confronti dell’Italia a causa del sovraffollamento cronico e della conseguente violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti (art. 3 CEDU). L’Italia è stata condannata ripetutamente per la mancanza di spazio vitale per i detenuti (meno di 3 mq a testa!) e di un’adeguata assistenza sanitaria e psichiatrica all’interno degli istituti penitenziari. È quindi facile immaginare come l’inefficienza del sistema carcerario favorisca l’insorgere di malattie e induca i detenuti più fragili a compiere gesti estremi. Sebbene la Costituzione vieti la pena capitale, il tasso di mortalità tra i detenuti è molto alto ed è riconducibile - in larga parte - all’incapacità di attuare le previsioni normative vigenti, le quali imporrebbero un percorso di rieducazione e di recupero del condannato che, di fatto, non esiste.

*Avvocato