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di Mauro Seminara

Quotidiano di Sicilia, 29 luglio 2026

In Sicilia carceri roventi e sovraffollate. Dietro le sbarre l’inferno che non rieduca. Viene attribuita al filosofo francese Francois-Marie Arouet, noto come Voltaire, l’affermazione che la civiltà di un Paese si misura dalle sue carceri. Quasi 250 anni dopo, la relazione tra la civiltà e la condizione carceraria è ancora oggetto di discussione e negli ultimi anni lo è ancora di più in Italia ed in particolare in Sicilia, dove al sovraffollamento carcerario ed altre defezioni si aggiunge un clima estivo insostenibile anche per chi non è recluso e dotato di condizionatori d’aria a casa come in ufficio. Diversa è la situazione in quelle celle anguste, sovraffollate e non climatizzate per le quali ci si interroga circa la funzione “correttiva” e sul suo effetto contrario.

I dati sul sovraffollamento delle carceri siciliane - La situazione sul sovraffollamento carcerario in Sicilia, secondo i dati del Ministero della Giustizia aggiornati al 30 giugno, vede su un totale di 23 istituti di pena, con una capienza regolamentare pari a 6.440 posti, una presenza reale di 7.135 detenuti. Sotto questo profilo la Sicilia non fa eccezione alla media nazionale, dove in dato generale sono presenti negli istituti penitenziari italiani 64.773 detenuti a fronte dei 51.180 posti disponibili. Il metodo di calcolo della capienza regolamentare, così come definito dallo stesso Ministero italiano, è definito “sulla base del criterio di 9 mq per singolo detenuto”.

Dal Pagliarelli al carcere di Piazza Lanza: le situazioni più critiche - Sempre a far data l’ultimo rapporto del Ministero della Giustizia del 30 giugno, in Sicilia ci sono istituti con un sovraffollamento temporaneo “accettabile” ed altri che già nei numeri suggeriscono evidente criticità. L’istituto penitenziario più grande della Sicilia è il “A. Lorusso” di Palermo, meglio noto come “Pagliarelli”. Carcere con ala detenuti per reati di mafia, il Pagliarelli ha una capienza regolamentare di 1.166 posti ed una presenza a fine giugno di 1.428 detenuti. Meno affollato l’Ucciardone, con 580 detenuti su 569 posti regolamentari.

Diversa è la situazione registrata dallo stesso Ministero al “Piazza Lanza” di Catania, dove i 279 posti regolamentari se li devono dividere 463 detenuti. Poco più di una settimana addietro, al sovraffollato carcere di Catania, nel pieno dell’incubo da ondate di calore con sequenza di “allerta rossa” della Protezione Civile, è scoppiata una violenta rivolta ed alcuni agenti della Penitenziaria sarebbero rimasti feriti necessitando il trasferimento in ospedale. Il Consipe, sindacato della Polizia Penitenziaria, l’allarme sulla struttura penitenziaria etnea l’aveva lanciato da tempo sostenendo che si trattava di una polveriera pronta a esplodere. Secondo il sindacato al Piazza Lanza il sovraffollamento sfiora il 170% e di contro nella dotazione organica della Polizia Penitenziaria assegnata mancano 60 agenti.

Caldo record e blackout aggravano l’emergenza nelle carceri - Nelle scorse settimane in Sicilia sono stati sfiorati i 50 gradi centigradi. Il record esatto è stato registrato a Casteltermini con 48,4 gradi il 18 luglio, non lontano dal penitenziario “P. Di Lorenzo” di Agrigento. Circa 150 stazioni di rilevamento sparse sul territorio siciliano, in quei giorni e nel corso delle varie ondate di calore che hanno colpito la Sicilia per settimane, hanno registrato temperature superiori ai 40 gradi centigradi. Un contesto in cui, in carceri sovraffollate, è certamente difficile accettare la vecchia definizione metaforica “al fresco”. Una situazione insostenibile, secondo molti, nelle carceri siciliane che non sono state risparmiate dal caldo torrido né dai blackout elettrici, come denunciato dal garante dei detenuti di Palermo, Pino Apprendi, la scorsa settimana per il Pagliarelli senza energia elettrica per parecchie ore.

La crisi del sistema penitenziario tra sicurezza e funzione rieducativa - Secondo un’altra sigla sindacale della Polizia Penitenziaria, l’Osapp, “suicidi, aggressioni e omicidi in carcere sono le tre facce di un sistema alla completa deriva”. In un sistema carcerario con non può svolgere funzione rieducativa se rischia di aggredire i diritti inalienabili dell’uomo, lo Stato appare probabilmente solo punitivo e molto più distante dei capi di cosche pronti ad offrire aiuti alle famiglie e garanzie sul dopo pena. Garanzie credibili se in più certi capi dispongono anche di telefoni e libertà di agire e comandare squadre di criminali all’esterno come nel caso di Salvatore Verga - detenuto a Trani - e della ormai tristemente nota “Banda del Kalashnikov”. Il quadro generale della situazione, dentro e fuori degli istituti penitenziari, è allarmante ed in un intervento pubblico in cui il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia ha dettagliato lo stato delle cose, giorni addietro, con riferimento alla questione carceraria ha anche affermato: “Noi paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato”.

Il dibattito politico sulle carceri in Sicilia - Affermazione che ha scatenato un intervento scomposto del Guardasigilli Carlo Nordio divenendo un caso nazionale, più politico che operativo. “Mentre la mafia nei quartieri popolari, a Palermo come nel resto della Sicilia, organizza nuove generazioni criminali sfruttando l’assenza sociale dello Stato e le carceri siciliane, che versano in condizioni inaccettabili sia per i detenuti che per gli agenti della Polizia Penitenziaria, finiscono nel caos, il governo risponde con un nuovo e brutale scontro frontale con la magistratura”. Questa dichiarazione è frutto di una presa di posizione congiunta delle forze del campo largo siciliano, firmata da all’unanimità dal coordinamento del tavolo regionale del centro sinistra composto da: Anthony Barbagallo, PD; Nuccio Di Paola, M5S; Pierpaolo Montalto e Fabio Giambrone, AVS; Ismaele La Vardera, Controcorrente; Palmira Mancuso, Più Europa; Fabrizio Micari, Italia Viva; Nino Oddo, PSI; Giuseppe Bruno, Più Uno; Carmelo Miceli e Antonio Ferrante, Progetto Civico; Giovanni Scicolone, Spazio Civico; Pippo Zappulla, Sinistra Futura; Miguel Donegani, Movimento PeR.