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di Marta Occhipinti

La Repubblica, 11 gennaio 2023

L’informazione online per i detenuti è un diritto teorico, non attuato finora negli istituti penitenziari. E la Sicilia si uniforma all’Italia, dove a eccezione di qualche caso più all’avanguardia, il gap tecnologico con Paesi come, ad esempio, la Francia - dove quattro anni fa in tre carceri è stato testato un sistema intranet di terminali digitali per migliorare la vita dei detenuti - resta ancora marcato.

Nonostante la possibilità di accesso a internet da parte dei detenuti sia stata oggetto negli ultimi anni di diverse sollecitazioni da parte del Dap, dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, in linea con le Regole penitenziarie europee del 2006, che avvicinano il più possibile il trattamento dei detenuti alle condizioni di vita, studio e lavoro delle persone libere, l’attuazione logistica di un diritto all’informazione online resta ancora difficile.

I motivi sono la mancanza di dotazioni di strumenti informatici, come pc o tablet, e di interventi tecnici per controlli su hardware, software e navigazione, come previsto dalle linee guida Dap. A ciò si aggiunge la mancata realizzazione di reti intranet con standard di sicurezza avanzati nelle stesse case circondariali. In questa direzione si è già mosso il Provveditorato regionale per l’amministrazione penitenziaria che sta provvedendo all’aumento di cablaggi nelle carceri. “Ho provato a sollevare diversi anni fa il problema dell’accesso all’informazione, anche sui siti dei quotidiani, negli istituti penitenziari siciliani - dice Giovanni Fiandaca, Garante regionale dei diritti dei detenuti.

Purtroppo le condizioni strutturali dei 23 istituti dell’Isola non consentono interventi tecnici appropriati per impianti internet. E dinanzi alle difficoltà organizzative, la più facile e immediata delle strategie per superare il gap informativo è il ritorno alla carta: la dotazione di quotidiani cartacei o settimanali negli istituti penitenziari.

La consultazione delle copie negli spazi comuni o per una fruibilità individuale è così molto più semplice. Come Garante verificherò di persona le disponibilità economiche in essere per attivare abbonamenti con i quotidiani”. La richiesta di acquisto di giornali corrisponde tuttavia a una piccola fetta della popolazione dei detenuti. “Un basso livello culturale tra i reclusi di Media Sicurezza spesso concorre al deficit di informazione. Ma è nostro compito garantire a tutti un diritto”, continua Fiandaca.

E l’accesso totalmente inibito alla rete penalizza soprattutto i 70 studenti detenuti iscritti ai quattro poli penitenziari universitari di Sicilia. L’Università di Palermo ha dotato di cinque computer ai fini di studio Pagliarelli e Ucciardone, ma la fruizione resta solo offline. “Secondo la Corte europea il diritto di connessione a internet integra un diritto umano e l’accesso alla rete in forma intranet, ovvero con portali web controllati, è la direzione verso cui l’Italia si sta muovendo, su modelli come il Polo universitario di Sassari che ha sperimentato le lezioni online per gli studenti - dice Paola Maggio, delegata del Rettorato per i Poli penitenziari universitari.

In Sicilia, le strutture hanno problemi oggettivi di sicurezza e di personale di assistenza per questo tipo di attività”. Intanto internet e computer per i detenuti siciliani restano preclusi. Nonostante la possibilità di tenere e utilizzare in cella e nelle sale comuni un pc, per studio o lavoro, sia previsto dal Dpr 230/2000, l’acquisto di strumenti informatici non rientra tra le priorità verso cui far convergere i pochi fondi a disposizione per gli istituti, dove al contrario occorrono manutenzioni, impianti di riscaldamento e ampliamento di spazi per la socialità. “Ogni istituto è un caso a sé e necessita di organizzazioni diverse - conclude il Fiandaca - ma qualsiasi diritto, anche se di una minoranza, va tutelato”.