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di Alan David Scifo


Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2020

 

"Giovanni Falcone ci disse: noi arrestiamo i padri, voi educate i figli". È questo monito a dare la forza ai giovani scout siciliani della rete Agesci (associazione guide e scout cattolici italiani) che hanno subito due atti incendiari e un raid vandalico in tre mesi, in tre diverse sedi, una delle quali si trova in un terreno confiscato alla mafia.

Un'azione sistematica che è cominciata a Marsala, nel Trapanese e continua a Mineo e poi Ramacca, dove c'è stato l'ultimo atto intimidatorio. Porte rubate, infissi distrutti e devastazioni generali nell'immobile inaugurato 10 anni fa in un terreno confiscato alla mafia.

"Stiamo dando fastidio a qualcuno - spiega uno dei responsabili regionali dell'Agesci Sicilia, Giulio Campo - quando si pratica l'educazione, si smuovono le acque e sicuramente questo a qualcuno non piace. Noi non possiamo dire con certezza che sia stata la mafia, ma ci stiamo facendo un pensierino".

I danni, infatti, non sono opera di vandali sprovveduti, ma di gruppi d'azione ben organizzati che hanno deciso di colpire i gruppi scout siciliani con l'intento di fermarli. Le basi scout assumono infatti un significato diverso in Sicilia: i ragazzi dei gruppi cattolici sono infatti in prima fila a ogni marcia contro la mafia, soprattutto nei territori difficili, come la periferia catanese dove la criminalità è ben presente.

Il danno complessivo nelle tre basi, cui si aggiunge anche la sede di Milo, anch'essa oggetto di "visite", ammonta a circa 100 mila euro, una cifra spropositata se si pensa che per raccogliere offerte al fine di aprire la sede si sono mobilitati i ragazzi e i loro genitori.

A Mineo, altra base danneggiata, erano state le famiglie degli scout a raccogliere i soldi per la struttura che doveva essere inaugurata il 15 dicembre. Un mese prima però tutto è andato distrutto per mano di ignoti che hanno incendiato l'intera ex casa cantoniera, rendendola inagibile.

Gli scout però non si fermano: "I ragazzi non hanno paura - spiega ancora Giulio Campo - continueremo insieme a lottare con le nostre finanze anche se non è facile. Sia i giovani che noi non abbiamo voglia di mollare". L'ombra della mafia è ben presente in questa vicenda mai ragazzi di Ramacca, così come gli altri, guardano oltre: "Questo atto ci mortifica ma ci chiede anche se siamo in grado di lottare contro un sistema che vuole svilire ciò che viene creato per il bene comune - dicono Luana Barbagallo e Davide Falcone del gruppo "Ramacca 1".

Noi abbiamo investito tempo e denaro in questo luogo per renderlo simbolo di una lotta concreta alla mafia e continuiamo". E mentre le istituzioni latitano (solo dopo il terzo atto il vicepresidente alla Regione ha chiesto di incontrare i vertici) l'appoggio arriva dal mondo cattolico e da don Luigi Ciotti: "Bisogna continuare senza indietreggiare, con tenacia e con speranza - ha detto il sacerdote. La riconoscenza verso chi è stato assassinato per noi si paga portando avanti le sue idee, senza rinunciare a mordere le coscienze".