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di Salvo Palazzolo

La Repubblica, 11 settembre 2026

L’avvocato Anthony De Lisi lancia un allarme: “Ci vuole più attenzione attorno a un tema che riguarda tutti”. Non si può scoprire che esiste un problema carcere solo quando ci sono 40 gradi”. L’avvocato Anthony De Lisi, da un anno garante regionale per la tutela dei diritti dei detenuti, non usa mezzi termini. “C’è una situazione drammatica nei penitenziari siciliani. E ancora più drammatica è l’indifferenza rispetto a queste problematiche”.

Cosa si può fare per vincere questa indifferenza?

“Bisognerebbe cambiare mentalità, spesso anche le istituzioni hanno dei pregiudizi. Bisognerebbe ricordare che le condizioni delle carceri sono l’indice di civiltà di una comunità. E dare speranza a chi è recluso serve a tutti, per migliorare la vita delle nostre città”.

Invece, le denunce sulle condizioni di vita nelle carceri siciliane continuano a susseguirsi...

“E continueranno ancora, ho in corso delle visite nei penitenziari siciliani. In questi giorni, sarò in provincia di Siracusa, dove si sono verificati fatti preoccupanti in pieno agosto. Ora, è la politica che deve muoversi, il governo nazionale. Per fare interventi strutturali”.

Quanto l’ufficio che lei dirige può incidere su questa situazione?

“Siamo il terminale di tante segnalazioni, che approfondiamo tutte. Certo, se potessimo accedere al sistema informatico che fotografa in tempo reale la situazione dei detenuti potremmo agire più speditamente. Abbiamo scritto al ministero della Giustizia e attendiamo ancora risposta”.

Quali rapporti ci sono fra l’ufficio regionale del Garante e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che in Sicilia ha un suo provveditore?

“A volte registro una certa indifferenza per le nostre attività. Avevo organizzato per il 10 agosto una manifestazione importante in occasione della Giornata internazionale per la giustizia nelle carceri: un’iniziativa che si sarebbe dovuta tenere all’Ucciardone. Dieci giorni prima, quando già c’era una grande macchina organizzativa in campo, con partecipanti di rilievo, il provveditorato dell’amministrazione penitenziaria mi ha comunicato che bisognava rinviare l’evento”.

Cosa avete fatto?

“Abbiamo scelto un’altra sede e ci siamo spostati lo Steri. Poi, però, ho preso carta e penna e ho deciso di scrivere al provveditorato per ribadire che dare risalto ai diritti dei reclusi e al riconoscimento del prezioso lavoro di tutti gli operatori impegnati all’interno delle carceri significa anche contribuire a modificare una visione culturale del mondo carcerario purtroppo distorta dal comune sentire”.