di Claudio Reale
La Repubblica, 30 giugno 2022
In Sicilia solo 2.029 reclusi su 5.972 hanno un impiego, spesso a tempo. E appena 122 sono stati assunti da aziende esterne. Ma il tribunale di Palermo dà vita a un organismo per cercare una soluzione: ne fanno parte sindacati, imprese e magistrati.
Ce la fa uno su tre. E neanche per tutto l’anno. Nelle carceri siciliane appena 2.029 detenuti su 5.972 hanno un lavoro: e dire che c’è una legge che offre incentivi fiscali alle aziende che accolgono dipendenti in regime di semilibertà. “Una volta - ha constatato ieri mattina la presidente di Nessuno tocchi Caino, la storica leader radicale Rita Bernardini - ho chiesto l’aumento delle risorse a disposizione di quella legge. Ho scoperto che i soldi ci sono, ma sono le aziende a non chiederlo”.
Il tema è stato il primo sollevato dal “Viaggio della giustizia negli istituti palermitani” che il presidente del tribunale Antonio Balsamo ha inaugurato ieri all’Ucciardone alla presenza fra gli altri di Bernardini, del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Carlo Renoldi, del direttore del carcere Fabio Prestopino, del Garante dei diritti dei detenuti Giovanni Fiandaca, della presidente del tribunale di sorveglianza Luisa Leone e della Camera penale Fabio Ferrara.
L’occasione è la nascita del Consiglio di aiuto sociale, un organismo previsto dal 1975 ma al momento attivo solo a Palermo, dov’ è stato appena istituito da Balsamo: in quella sede magistrati e parti sociali - da Alessandro Albanese di Confindustria a Patrizia Di Dio di Confcommercio, da Nadia Lodato di Legacoop a Laura Di Martino della Cgil, anch’ essi presenti all’iniziativa con Enrico Foglia di Bip Consulting - si confrontano sulle soluzioni da adottare per aumentare la percentuale di occupati.
“Fra i detenuti che lavorano all’esterno - avvisa Ferrara - meno di un quinto torna a delinquere”. Il problema è che quel numero, in Sicilia, è esiguo: appena 122 persone impiegate all’esterno, mentre gli altri lavorano (per altro solo per una porzione dell’anno) in servizi interni. E infatti la percentuale di persone che tornano in cella è altissima: secondo i dati di Nessuno tocchi Caino quasi un carcerato su due è alla seconda esperienza dietro le sbarre, uno su tre c’è stato più di due volte e appena il sei per cento è alla prima detenzione. “Ma negli ultimi 9 anni - annota Renoldi, che ha portato un saluto della ministra della Giustizia Marta Cartabia - abbiamo aumentato la percentuale di lavoratori”.
Così, adesso, imprese e sindacati ragionano sulle soluzioni da adottare per risolvere il problema. Perché l’obiettivo dell’organismo fatto nascere da Balsamo è consentire un rapporto più serrato fra carcere e mondo del lavoro: “Per noi - osserva ad esempio Albanese - la congiuntura economica è particolare.
Le imprese hanno un grande bisogno di dipendenti. A noi non importa che siano o no detenuti: a noi importa che non siano lagnusi, fannulloni”. Un’opportunità può venire dall’esperimento che sta conducendo Lodato, che oltre a essere la rappresentante di LegaCoop è la portabandiera di un esempio virtuoso di lavoro nelle carceri, “Cotti in fragranza”: “Stiamo mettendo a punto - dice - una profilazione e un bilancio delle competenze per abbinare i lavoratori ai giusti impieghi”.
“Poi - rilancia Di Dio - noi possiamo mettere a disposizione il microcredito per agevolare l’autoimprenditorialità al termine della detenzione”. La Cgil, invece, punta ad aprire nelle carceri sportelli per i diritti: “Offrirà informazioni sul mercato del lavoro e sui diritti e doveri dei lavoratori - spiega Di Martino - e in collaborazione con l’Inca, il patronato della Cgil, fornirà assistenza previdenziale e a sostegno del reddito. Sarà anche possibile stilare curriculum”.
In questo quadro in chiaroscuro, però, c’è anche una buona notizia a tutto tondo: l’esordio dei corsi a distanza istituiti dalle università di Catania, Palermo e Messina per i detenuti fanno segnare un numero inatteso di iscrizioni, 71 in totale. Il picco riguarda la città etnea, con 46 immatricolazioni, seguita da Palermo (15) e Messina (10). “Nei prossimi mesi - assicurano dall’ufficio del Garante dei detenuti - saranno istituiti altri corsi anche alla Kore di Enna. È un grande risultato: raggiunge la metà della platea potenziale”. Per un percorso di rinascita che passa dal lavoro. Un diritto che al momento non è ancora garantito.










