di Melania Tanteri
livesicilia.it, 28 dicembre 2019
E da riorganizzare, per rendere più efficace l'istituzione stessa, la detenzione, in Italia immaginata per riabilitare. Una funzione che al momento è quasi smarrita, stando alle parole di Domenico Nicotra, segretario generale aggiunto dell'Osapp, sindacato di polizia penitenziaria, animatore di tante proteste per accendere i riflettori su ciò che avviene, veramente, dietro gli alti muri di cinta di carceri e case di reclusione. È lui ad appellarsi al presidente Musumeci e a descrivere una realtà come quella catanese con alcune luci e molte ombre.
"La provincia di Catania è importante ma talvolta viene sottovalutata - afferma. C'è, ad esempio, a Giarre, l'istituto nato per le misure che sembra lì, quasi morente. È una casa circondariale per tossicodipendenti, potrebbe essere un fiore all'occhiello e invece lo stanno facendo morire. All'interno si svolgono poche attività e poi è sottodimensionata: avrebbe bisogno di 40 agenti e ce ne sono appena 20. La situazione è gravissima e non ci sono quasi detenuti. Ma la struttura va comunque gestita".
Un altro istituto da ripensare, secondo Nicotra, è Bicocca, dove c'è anche una sezione per minori (l'altro istituto minorile è ad Acireale). "Una vecchia proposta voleva accorpare la sezione minorile di Bicocca a quella di Giarre per fare una grande sezione per minori, mentre a Bicocca si sarebbe potuta aprire la sezione femminile che c'è solo a Piazza Lanza, ma è piccolina, e non c'è per la semilibertà, per le misure alternative. Invece non se n'è fatto più nulla. Ad Acireale ci sono pochi detenuti, massimo dieci, e la struttura è in affitto - prosegue - insomma, lo Stato paga".
Tutti istituti che secondo il sindacalista andrebbero accorpati in un'unica struttura. "Il tema più importante è la riorganizzazione delle strutture - sottolinea.
Nella regione abbiamo 28 strutture: ho richiesto di riorganizzarle e chiuderne alcune, come Favignana o Piazza Armerina. E nel frattempo riorganizzare quelle di Catania. Con risorse meno dispese si dà un servizio migliore". E i numeri confermerebbero le parole di Domenico Nicotra. "Nell'amministrazione penitenziaria abbiamo le stesse risorse, lo steso organico che c'è in Lombardia - afferma: 5.000 agenti, 6.000 detenuti ma ci sono 19 istituti. In Sicilia abbiamo 6.000 detenuti, 4 mila agenti ma 28 istituti. Alla fine, al Nord sono più efficienti perché hanno accorpato alcune strutture".
Nello specifico, ogni carcere o casa circondariale soffre di sovraffollamento della popolazione detenuta e, al contrario, di mancanza di personale. Tutto questo si traduce in assenza di attività che vadano oltre la normale vita detentiva. "Piazza Lanza è affollata - continua Nicotra: in questo momento ha circa cento detenuti in più. È una struttura che però, in questo momento, è la migliore in Italia perché, pur essendo sottodimensionata nell'organico e affollata, è ben organizzata grazie a un direttore e a un comandante del personale capaci.
Per questo, attualmente, non è alle cronache. C'è una grave carenza di personale che speriamo il ministero colmi, ma al momento si mantiene in buon equilibrio. Qui c'è il 70 per cento del personale previsto. Abbiamo 230 persone di cui 80 sono fuori, distaccate in altri posti. Sono previsti 330. E il personale lavora con grande spirito di sacrificio, ma sono motivati molto".
Diversa la situazione di Bicocca. "La struttura è fuori da ogni regola - tuona: sono previste 200 unità compreso il nucleo traduzioni, ed è un istituto ad alta sicurezza. Ci sono 200 detenuti circa, su una capienza di 300 ma mezzo istituto è chiuso per manutenzione. E ci vorrebbero altri cento agenti, come a piazza Lanza. La Costituzione, all'art 27, prevede il reinserimento e la riabilitazione per i carcerati - continua - ma l'attuale situazione si traduce in assenza di tuto questo. Tutto diventa più difficile. Un istituto come Piazza Lanza ha numerose attività lavorative: dentro fanno tantissime cose, fanno lavori veri. A Bicocca fanno piccole manutenzioni, non ci sono grandi attività".
Un sistema che andrebbe ripensato anche per mitigare le ricadute negative di una situazione talvolta critica. "Molto di quello che c'è di buono non si legge mai sul giornale. Non si parla di quello che c'è in carcere, del lavoro per esempio, ma soprattutto non si parla di quello che non c'è. Si finisce sul giornale solo se viene scoperto un telefonino, se c'è un'aggressione. E invece, la popolazione detenuta deve cominciare a poter pensare che in carcere può fare attività sociali vere. Fuori. E creare dentro alternative lavorative che possano creare un mestiere. In gran parte degli istituti non si fa, quando si fa, vedi piazza Lanza, è poco. Questo sarebbe riabilitazione".
In un quadro come questo, a tinte fosche, è l'agente penitenziario, spesso, a rischiare di più. "Un detenuto chiuso in gabbia per 24 ore, quando esce per l'ora d'aria può avere delle reazioni pericolose - evidenzia Nicotra. Ci sono pochi educatori e pochi assistenti sociali. Il vero educatore a volte è il poliziotto. Quello che sta più vicino ma che spesso rischia la vita perché non è preparato a svolgere determinati compiti. Quando qualcosa va storto finiamo sul giornale. Per il caso Cucchi, ci hanno massacrato per dieci anni e poi si è scoperto che la polizia penitenziaria non c'entrava nulla. Paradossalmente, chi parla bene della polizia penitenziaria, sono i detenuti che hanno avuto ed effettivamente partecipato a un percorso rieducativo. Questo personale è costretto poi a fare turni estenuati per uno stipendio che arriva a 1.800 euro con tutti gli straordinari e i notturni".
Da qui la richiesta alla Regione. "Il presidente Musumeci deve farsi portavoce della riorganizzazione delle carceri presso lo Stato e riorganizzare il sistema per spendere meglio le nostre energie. E poi dividere carcere di massima sicurezza da quelli dove fare attività lavorative".










