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di Alessia Candito

La Repubblica, 23 agosto 2024

Il sovraffollamento degli istituti penitenziari riduce al lumicino le ore di visite specialistiche per i reclusi. Apprendi: “Urgente la creazione di una unità che risponda realmente alle esigenze di chi è dietro le sbarre”. Mese dopo mese ha visto il mondo stingersi, stringersi, spegnersi, mentre la cataratta che gli velava l’occhio diventava muro. Adesso L.C, detenuto settantenne del Pagliarelli, da un occhio non ci vede più. Ma solo da poco la richiesta di visita specialistica per mesi sollecitata è stata inoltrata all’ufficio competente dell’azienda sanitaria provinciale. E toccherà aspettare ancora. Sette, otto mesi almeno.

La scandalosa ghigliottina delle liste d’attesa lunghe mesi non ha appello per i detenuti, per loro non c’è neanche la possibilità - per chi possa permetterselo - di far ricorso all’intra-moenia o al privato. E per chi ha più patologie, è roulette ancor più rischiosa. Mario, nome di fantasia, ci gioca tutti i giorni. Ha un linfoma ed un enfisema polmonare, che affronta da sieropositivo ma è riuscito a farsi visitare solo dagli specialisti di malattie infettive. Per tutto il resto attende, mentre i suoi legali inutilmente presentano richieste di domiciliari sanitari.

Non si tratta di casi isolati, ma della naturale conseguenza di un sistema che servizi non ne offre a chi sta fuori e ancor meno a chi sta dentro. Per i 1.883 detenuti adulti ospiti delle due carceri palermitane - l’Ucciardone, con tasso di sovraffollamento pari al 108% e il Pagliarelli, dove si supera il 118% - le ore di visite specialistiche esterne settimanali si contano sulle dita di una mano.

Al Pagliarelli sono solo due per cardiologia, medicina e neurologia, 4 di oculistica e ortopedia, 5 di otorinolaringoiatria, 12 di diagnostica per immagini. Per le oltre 80 donne detenute, ci sono solo 2 ore di visita ginecologica a settimana. Per alcune branche specialistiche, incluso diabetologia e pneumologia, le ore messe a budget sono pari a zero. E lo stesso succede all’Ucciardone, dove le ore di visite specialistiche esterne sono ancora di meno. Le 15 previste per psichiatria - dice chi lì ci lavora - sono lungi dall’essere sufficienti. Così come non bastano le ore previste per gli psicologi. Appena 130 a settimana per gli oltre 1.155 detenuti del Pagliarelli, 91 per i quasi 600 dell’Ucciardone. E solo 13 per i ragazzi dell’Ipm Malaspina.

Sono trenta, dovrebbero essere cinque in meno. Ma come quasi tutti i minorili d’Italia oggi quello palermitano è sovraffollato. “Merito” del decreto Caivano, che ha inasprito pene e misure, finendo per mettere a rischio anche il fragile equilibrio di una giustizia minorile che in Europa era diventata modello. E oggi anche una visita dal dentista per un ascesso che non va via diventa un problema. O un incubo che ritorna se il giovane detenuto che ne ha bisogno è sopravvissuto a un cancro alla mandibola avuto ad appena nove anni. È toccato al garante cittadino dei detenuti Pino Apprendi dedicare giornate a districare il garbuglio burocratico che divorava ogni richiesta di visita perché l’istanza del ragazzo venisse presa in considerazione. “È necessario e urgente convocare un tavolo tecnico all’Asp con i direttori sanitari dei tre penitenziari per capire quali siano le reali esigenze e un incontro con l’assessorato alla Sanità della Regione”. Obiettivo? Creare un dipartimento di sanità penitenziaria, in grado di rispondere davvero alle necessità di salute di chi sta dietro le sbarre.

In Sicilia sono 6.855. Troppi per le strutture che ci sono. Ma stando agli ultimi dati forniti dal Collegio dei garanti nazionali, potrebbero facilmente essere molti di meno. A partire dagli 833 condannati a pene che non superano i tre anni o gli oltre 1.800 a cui rimangono meno di 36 mesi da scontare, tutti titolati ad accedere a misure alternative. Soluzione che per loro nessuno sembra aver preso in considerazione.