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di Francesco Patanè

La Repubblica, 23 novembre 2024

Zoom sui penitenziari dopo il caso Trapani: nelle strutture dell’Isola oltre 7mila reclusi, l’otto per cento in più. Negli istituti minorili di Palermo e Acireale alta tensione fra i ragazzini italiani e gli stranieri. Sono sovraffollate, non hanno medici né psicologi di supporto, in alcuni casi hanno zone senza luce e acqua e arrivano a ospitare fino a 18 detenuti in celle fatiscenti di 30 metri quadrati. Sono le carceri siciliane, 23 strutture fra case circondariali e istituti di pena che cadono a pezzi. Per sorvegliare i 7.073 detenuti il Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) fa i salti mortali: mancano 584 agenti su un organico di 4.195 effettivi. “La carenza è generalizzata - dicono dall’ufficio del garante siciliano per i detenuti - come il sovraffollamento che per fortuna non arriva ai livelli delle regioni del nord. Il problema maggiore sono le strutture carcerarie ormai allo stremo”. I posti disponibili sono 6.518 a fronte di una popolazione carceraria che supera le 7 mila unità (di cui 1.008 stranieri). L’8 per cento in più.

Ieri al Pagliarelli di Palermo il combinato disposto di sovraffollamento e carenza di agenti ha prodotto l’ennesima aggressione: un detenuto sorpreso in cella con oggetti non consentiti ha preso a pugni due ispettori. Uno ha riportato la frattura del setto nasale mentre il collega ha subito una frattura alla mano. L’episodio si è verificato nel reparto “Mari” durante alcune perquisizioni a caccia di telefoni e altri strumenti vietati. Attualmente al Pagliarelli sono detenute 1.408 persone a fronte di una capienza massima di 1.165 posti. Di contro gli agenti in organico dovrebbero essere 727 ma in servizio ce ne sono appena 666, sessantuno in meno.

Le carceri che cadono a pezzi favoriscono gli episodi di violenza. Lo dimostrano i report di Caltagirone e Augusta, fra i primi istituti in Italia per aggressioni al personale della penitenziaria e per atti di autolesionismo. Ad Augusta quest’anno sono morti due detenuti dopo uno sciopero della fame durato rispettivamente 40 e 60 giorni. Le celle anguste, in alcuni casi senz’acqua e corrente elettrica, scatenano la rabbia dei detenuti, che viene “gestita” da personale sotto organico. Dall’inizio dell’anno i suicidi in Sicilia sono stati già tre. Certo, a livello nazionale i dati sono ancora peggiori, ma il trend siciliano è in pericoloso aumento. “C’è una totale inadeguatezza della risposta alle necessità di trattamenti sanitari per i tanti detenuti affetti da disturbi e malattie psichiatriche certificate”, commenta Giorgio Bisagna dell’associazione Antigone. Proprio i soggetti più fragili sono stati le vittime principali delle torture nel carcere di Trapani, quelli incapaci di sopportare le condizioni limite in cui vivono i detenuti. Lo scrive il gip nell’ordinanza sottolineando le condizioni fatiscenti che hanno fatto da contorno alle sevizie, avvenute in un reparto poi chiuso per manifesta invivibilità.

La protesta monta in tutte le carceri dell’Isola: i detenuti rifiutano sempre più spesso di rientrare nelle celle e di consumare il vitto. Negli istituti manca tutto: operatori, educatori, personale medico, psicologi, mediatori. Ad Agrigento dove ci sono cento reclusi in più del consentito per ottenere una visita dentistica un detenuto ha atteso un mese. “E’ rimasto con il mal di denti tutto il tempo, non riusciva a mangiare, ha rischiato un ascesso”, raccontano dall’ufficio del garante regionale per i diritti dei detenuti.

Nel nisseno nella struttura detentiva di San Cataldo il garante ha organizzato una raccolta di vestiti da inviare ai detenuti, molti stranieri senza familiari che li assistono. Nelle carceri della Sicilia centrale, San Cataldo in primis, d’estate esplode l’emergenza caldo: nelle celle la temperatura arriva a sfiorare i 45 gradi, non ci sono aperture sufficienti a smaltire il calore. Per affrontare il problema l’amministrazione carceraria in alcuni istituti ha dotato le celle di prese elettriche a cui collegare i ventilatori. Peccato che gli apparecchi li debbano acquistare i detenuti.

Nei primi sette mesi di quest’anno le segnalazioni dei detenuti al garante sono state 337. Di queste 88 riguardano questioni legate alla salute e 12 a maltrattamenti ed eventi critici. È emblematica la storia di Ivan Lauria, messinese morto a 28 anni in carcere. Aveva tentato il suicidio proprio al Pietro Cerulli di Trapani, prima di essere trasferito a Catanzaro. Ivan era un tossicodipendente e invalido civile al 75 per cento con gravi problemi di salute mentale. La madre più volte ha chiesto che venisse trasferito in strutture idonee a curarlo. Mai prese in considerazione.

Con il sovraffollamento e la carenza di agenti devono fare i conti per la prima volta anche gli istituti penali per minorenni Malaspina di Palermo e quello di Acireale, dove si sono raggiunti tassi di sovraffollamento che oscillano fra il 6 e l’8 per cento. Mancano agenti per tenere a bada il nuovo fenomeno della contrapposizione violenta fra i ragazzi italiani e i minori stranieri. Negli ultimi mesi sono state tre le rivolte sedate a fatica.