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siciliaogginotizie.it, 7 maggio 2020

 

Intervista all'ex Presidente della Regione Sicilia, con cui abbiamo affrontato il tema dell'emergenza carceri in Italia, acuita ancor di più dall'emergenza sanitaria di questi mesi.

 

Presidente, la situazione delle carceri era già difficile prima....

Le carceri, nel nostro Paese, sono in emergenza da tempo. Nel passato si è tentato di fare qualche intervento legislativo per svuotarle ma credo che i risultati siano stati inconcludenti.

 

Cosa non ha funzionato secondo lei?

Da un lato, nella trasformazione da decreti legge a legge, si è vanificato il risultato. Dall'altro, perché credo che il Parlamento abbiamo legiferato non tanto per risolvere davvero il problema ma più che altro per rispondere all'Europa. Come sapete, l'Italia è stata condannata dal Tribunale dei Diritti dell'Uomo a causa del sovraffollamento delle carceri. La legge più che altro uno specchietto per le allodole. Ad esempio, la norma che era stata fatta per dare 3 giorni premio ogni mese per chi viveva in sovraffollamento non ha trovato poi effettiva applicazione. L'emergenza è storica, datata, continua.

 

E oggi?

C'è un'emergenza nell'emergenza. In carcere si vive in otto o dieci in una cella, in promiscuità, in una mancanza d'igiene purtroppo conclamata. È chiaro che, in una situazione come quella attuale dove è necessario mantenere le distanze e prestare attenzione ad una maggiore igiene, il sovraffollamento diventa un problema ulteriore che non si è provveduto in tempo a risolvere: sono passati due mesi e forse solo adesso stanno dando qualche risposta. Non mi sembrano però risposte concludenti. Il problema non si risolve impedendo i colloqui ai detenuti che per loro rappresentano motivo di esistenza, di speranza, di forza ma bisogna farli nei modi che non mettano a rischio detenuti, familiari e agenti di polizia penitenziaria. Ad oggi questo ancora non è avvenuto. La capacità di tenuta dei diritti civili in un Paese si vede quando non si fa mancare questi diritti alle persone più in difficoltà. È vero, stiamo parlando di persone che hanno sbagliato, che non hanno avuto in passato rispetto per lo Stato ma lo Stato non può non avere rispetto per loro: sarebbe motivo di diseducazione. Lo Stato tiene le persone in carcere non per punirle ma, come afferma la nostra Costituzione, per "rieducarle".