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di Cetty Mannino

 

www.respubblica.it, 26 marzo 2015

 

Ci sono i detenuti, c'è l'ufficio per i diritti, ci sono circa 15 impiegati, distaccati dalla Regione, e ci sono anche 500mila euro stanziati ogni anno dalla Regione siciliana; peccato però che manca il garante, cioè la figura vertice che dovrebbe gestire tutta la macchina. Conseguenza? L'ufficio c'è ma non funziona: ecco un paradosso della Sicilia.

Con Legge Regionale 19 maggio 2005 n. 5 è stata istituita la figura del Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti, cioè quella figura di garanzia che ha funzione di tutela delle persone private o limitate della libertà personale. Dal 2005 al 2013, in seguito a successiva modifica della legge, in Sicilia è stato nominato l'ex senatore Salvo Fleres.

E dal 2013 ad oggi?. "Da un anno e mezzo - spiega Silvano Bartolomei, avvocato penalista - è solo un enorme spreco di denaro pubblico. La Regione continua a finanziare una struttura "fantasma". In pratica ci sono gli uffici, due a Palermo ed uno a Catania, e circa 15 dipendenti regionali pagati per non lavorare, ovviamente non per ragioni personali". Ma Bartolomei oltre a sollevare la questione dal punto di vista economico denuncia anche l'inottemperanza della legge e il disinteresse da parte del presidente della Regione, Rosario Crocetta, nell'istituire un nuovo garante. "Più volte mi sono offerto di ricoprire la carica in maniera assolutamente volontaria - dichiara il penalista. In qualità di già componente del Carcere Possibile, in seno alla Camera Penale di Palermo Bellavista, ritengo che questa figura sia di fondamentale importante, unica preposta a fare da cerniera tra lo Stato e i detenuti. Ma non ho mai ottenuto risposta".

Ma ecco in pratica qual è il compito del garante. "Le persone private della libertà personale, personalmente oppure tramite i propri familiari segnalano il mancato rispetto della normativa penitenziaria, violazioni di diritti o omissioni da parte dell'amministrazione. Segnalazioni - si legge nel sito del ministero della Giustizia- ed interventi possono essere fatti in occasione dei colloqui o delle visite in istituto dei garanti, per iscritto o con altri mezzi informali". In pratica l'interessato "Si rivolge all'autorità competente per chiedere chiarimento o spiegazioni in merito a diritti violati o per sollecitare l'adempimento e le azioni necessarie. Il suo operato si differenzia pertanto nettamente, per natura e funzione, da quello degli organi di ispezione amministrativa interna e della stessa magistratura di sorveglianza".

"La situazione all'interno delle carceri è davvero preoccupante" afferma Bartolomei. Ma come risolvere il problema? "Bisognerebbe depenalizzare alcuni reati, inserire maggiore personale, più polizia penitenziaria, medici e psicologi all'interno del carcere e non detenere, per reati minori e senza i presupposti, la gente in attesa di giudizio".