di Claudio Laugeri
La Stampa, 10 novembre 2025
Ecco la situazione nelle nove città analizzate dalla ricerca Ipsos per Unipol. Per il 49 per cento degli italiani la microcriminalità è aumentata e soltanto uno su dieci degli intervistati ha percepito la diminuzione del fenomeno. Quattro italiani su dieci non si sentono sicuri la notte, nel proprio quartiere. È il risultato della ricerca Ipsos per l’Osservatorio Unipol, basata su un questionario sottoposto a un campione di mille persone tra i 16 e i 74 anni (rappresentativi di 44 milioni di individui) e su 720 interviste in 9 aree metropolitane (campione rappresentativo di 13 milioni di individui) del Paese. Le domande riguardavano la percezione della sicurezza, la microcriminalità, il fenomeno delle baby gang e l’impatto delle cronache dei media. Le città prese in esame sono Milano, Torino, Bologna, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Cagliari.
Il proprio quartiere è il luogo dove le persone dovrebbero sentirsi più al sicuro. Secondo lo studio Ipsos, è così per 84 per cento degli italiani, con punte di maggiore tranquillità a Torino e Cagliari (92%) e di minore agio a Milano (76%). L’analisi delle risposte per fasce di età rivela una maggiore sensazione di insicurezza per i Boomers (60-79 anni) con il 17%, seguiti da Generazione X (44-59 anni) con il 16%, Millennials (29-43 anni) e Generazione Z (16-28 anni) con il 13%. La situazione si ribalta quando cala il buio: in media, il 40 per cento si sente in pericolo, ma la quota sale al 49% a Milano e Napoli, fino al 50% a Verona. Per contro, la notte in città non preoccupa il 72% degli intervistati a Torino e Cagliari, che si riducono al 51% a Milano. L’analisi per fasce di età rivela maggiori timori da parte di Generazione Z (45%), seguiti da Generazione X (41%), Boomers (38%) e Millennials (35%).
I luoghi - La ricerca Ipsos evidenzia timori di giorno su bus, tram e metropolitane per il 37 per cento degli italiani, più ancora che nei parcheggi (isolati o sotterranei) dove a percepire poca sicurezza sono 35 persone su cento. Seguono nella classifica le fermate dei mezzi pubblici (36%), parcheggi e parchi o giardini (35%), periferie, zone residenziali e centro città (33%). Per la notte, le percentuali s’impennano: il 56% teme le periferie, il 55% i parcheggi e il 50 per cento le fermate dei mezzi pubblici. Ma è il dato assoluto a offrire spunti di riflessione, con il 75% persone che non si sentono al sicuro nei parcheggi e nelle periferie a qualsiasi ora, il 74% che teme di fare incontri spiacevoli nei parchi, il 71% preoccupato dai mezzi pubblici e dalle fermate, il 69% intimorito nell’attraversare zone residenziali e il 64% nel passeggiare in centro. Percentuali che crescono di qualche punto in media nelle aree metropolitane, con un dato che rompe gli stereotipi della sicurezza Nord-Sud: il record della percezione negativa è stato registrato a Verona, con l’86% nelle periferie, l’85% nei parchi, il 79% alle fermate e il 77% sui mezzi pubblici. A Napoli c’è il primato dei timori nei parcheggi (82%), ma a unire la città partenopea con il Nord e il Centro Italia ci sono le percentuali più alte di timori a girare in centro (72%, a pari merito con Milano) e nelle zone residenziali (75%, come a Roma).
Nell’analisi per fasce di età, i Boomers hanno timori maggiori della media in quattro situazioni: periferie (82% contro una media di 75%), parcheggi (77% contro 72%), fermate dei mezzi pubblici (75% contro 71%) e in centro città (69% contro 64%). I meno “timorosi” sono i giovani della Generazione Z, che manifestano sensazioni di poca sicurezza sopra la media soltanto sui mezzi pubblici (72% contro 71%).
La microcriminalità - Per il 49 per cento degli italiani, la microcriminalità è aumentata e soltanto uno su dieci degli intervistati ha percepito la diminuzione del fenomeno. Ma la percentuale cambia nelle aree metropolitane, dove il 51% ha percepito un aumento e il 9 una diminuzione della microcriminalità. I più pessimisti sono a Firenze (65%), seguiti da Bologna (59%), Napoli e Milano (52%); i meno preoccupati dal fenomeno sono a Bari e Torino (44%). A livello nazionale, Boomers e Generazione X sono i più impensieriti dalla microcriminalità (51%), bilanciati dalla maggiore serenità di Generazione X (44%) e Millennials (46%).
Le problematiche - Ma quali sono le cause della microcriminalità? Per il 32% degli italiani (il 31% nelle aree metropolitane) il fenomeno è legato all’immigrazione incontrollata, per il 27% alla diminuzione del ruolo educativo della famiglia e per il 25% allo scarso controllo del territorio delle autorità e all’utilizzo di droghe. Seguono la mancanza di prevenzione delle forze di polizia (23%), la povertà (18%), il degrado urbano (17%), la disoccupazione e le disuguaglianze sociali (16%), la mancanza di servizi sociali (15%) e la dispersione scolastica (9%). Nelle aree urbane, gli abitanti attribuiscono un’incidenza più alta della media nazionale a controllo del territorio e uso di droghe (28%), mancanza di misure di prevenzione (27%), degrado urbano (22%) e disuguaglianze sociali (19%). Ma ci sono città dove alcune percezioni sono più accentuate. L’immigrazione incontrollata è individuata come causa della microcriminalità dal 52% degli intervistati a Verona, dal 45% a Firenze e dal 41% a Milano; i più scettici su questa spiegazione sono a Napoli (17%), seguiti da Bari (21%) e Cagliari (24%). Maggiore peso della media delle aree urbane è attribuito anche al controllo del territorio da parte delle autorità (35% a Bologna, 34% a Napoli e 33% a Torino, 32% a Firenze), al ruolo educativo della famiglia (36% a Cagliari, 33% a Firenze, 30% a Verona e Napoli, 28% a Torino) e all’uso di droghe (32% a Bologna, 31% a Roma e Milano, 30% a Torino e Cagliari). Lo stesso argomento analizzato per fasce d’età rivela una propensione ad attribuire l’aumento della microcriminalità all’immigrazione incontrollata da parte del 37% di Boomers e Generazione X, contro il 20% di Generazione Z. E sempre i più giovani sono propensi a “incolpare” del fenomeno la mancanza di prevenzione (27%), le disuguaglianze sociali (20%), la mancanza di servizi sociali (18%) e la dispersione scolastica (15%).
Le forze dell’ordine - A livello nazionale, il lavoro di donne e uomini in divisa non è efficace per il 51%, percentuale che sale a 54% nelle aree metropolitane. Questa percezione raggiunge, poi, il 64% a Verona, il 62% a Firenze, il 59% a Bari, il 56% a Milano, il 55% a Roma, il 53% a Bologna, il 49% a Torino e Napoli, il 43% a Bari. Filtrando le risposte degli intervistati in base all’età, la pensa in questo modo il 53% di Generazione Z e Millennials, il 50% di Generazione X e il 48% di Boomers.
Le baby gang - La preoccupazione per le bande giovanili preoccupa 46 italiani su cento per quanto riguarda il loro quartiere, 87 su cento a livello nazionale. Nelle città, i più sereni a riguardo sono a Cagliari (65%), a Torino (53%) e a Verona (52%), con riferimento ai propri quartieri o zone di residenza. Per la situazione nazionale, i più preoccupati sono a Verona (93%), seguiti dai residenti a Roma e Bari (92%), Firenze e Cagliari (91%), Napoli (90%), Bologna e Milano (88%), Torino (80%). E guardando all’età degli intervistati, l’allarme è percepito soprattutto dai Boomers (94%), seguiti da Generazione X e Millennials (87%), Generazione Z (82%). Il rischio che la criminalità giovanile entri in contatto con i propri figli, nipoti, amici è considerato al 55% a livello nazionale e al 56% nelle aree metropolitane. Sopra questo livello c’è la percezione di chi vive a Firenze (66%), Cagliari (62%), Roma (61%) e Bari (58%). Una percezione fatta propria dal 51% di Generazione Z, 49% di Millennials, 46% di Generazione X e 34% di Boomers.
I media - Trasmissioni e rubriche “crime” attirano il 59% degli italiani (il 62% nelle aree metropolitane), percentuale che sale a Roma (61%), Napoli e Torino (63%), Bari (68%), fino al 69% di Cagliari. Questo tipo di programmi tv cattura l’attenzione di Millennials (61%), Generazione X (58%), Generazione Z e Boomers (57%). Per 45 italiani su cento, poi, le cronache enfatizzano troppo i fenomeni di criminalità, facendoli addirittura sembrare (per il 35%) più diffusi di quanto non siano in realtà. Per quanto riguarda le città, soltanto i torinesi hanno una percezione superiore alla media nazionale (50%) riguardo all’enfatizzazione della “nera”; a favore della tesi di una rappresentazione fuorviante dei media riguardo alla diffusione delle vicende criminali, si esprime su valori superiori alla media il 42% degli intervistati a Torino, il 41% a Bari e il 36% a Firenze. A criticare l’enfasi dei media è soprattutto il 50% dei Millennials e il 47% di Generazione Z, con il 37% di Millennials convinto che i fatti di cronaca vengano rappresentati in modo da farli sembrare più diffusi di quanto non siano. E anche per l’impatto sulla “sicurezza percepita” il 50% di Generazione Z e il 49% di Millennials attribuiscono una responsabilità ai media.
Il fattore di “insicurezza indotta” dai programmi “crime”, poi, è confermato da un dato: tra chi guarda quei programmi, la percentuale di chi ha timori è del 43% e cala al 35% tra coloro che non seguono quegli argomenti. Un’influenza percepita al 53% a Verona, al 52% a Bari, al 51% a Napoli e Torino, al 49% a Cagliari, al 46% a Roma e Bologna, per scendere al 42% a Milano e al 39% a Firenze.











