di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 3 febbraio 2026
Le misure dopo gli scontri a Torino. La premier Meloni: “Se non difendiamo chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto”. Giorgia Meloni l’ha dichiarato, a caldo, dopo il pestaggio di Alessandro Calista a Torino: “Se non difendiamo chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto”. E difendere, nelle intenzioni del governo, significa proteggerli dalle conseguenze dei loro interventi. Di qui nasce una delle misure che il governo vorrebbe introdurre nel nuovo pacchetto di norme sulla sicurezza: il superamento del meccanismo di iscrizione nel registro degli indagati come atto dovuto, intervenendo sull’articolo 335 del Codice di procedura penale. Il cosiddetto “scudo penale” prevede infatti che non si proceda con l’iscrizione automatica nel registro degli indagati degli agenti in presenza di cause di giustificazione.
Quali sono queste cause? La legittima difesa, l’adempimento di un dovere, l’uso legittimo delle armi, lo stato di necessità. Su input del Viminale questa garanzia potrebbe essere estesa anche a vigili del fuoco e uomini e donne delle forze armate. In discussione anche l’estensione delle garanzie difensive (copertura fino a 10 mila euro per le spese legali, introdotta un anno fa, anche detto scudo legale) agli agenti non iscritti nel registro degli indagati. La formulazione dello “scudo penale” è oggetto di confronto. Potrebbe valere, erga omnes, quindi non solo per le forze dell’ordine. Si supererebbero così i dubbi di costituzionalità sollevati dalle opposizioni per la disparità di trattamento tra cittadini.
Il Daspo urbano - Il fermo preventivo è la misura più discussa tra quelle alle quali il governo pensa dopo i fatti di Torino, per contenere la violenza nelle manifestazioni. Sarebbe una norma che introdurrebbe la possibilità per agenti e ufficiali delle forze dell’ordine di accompagnare e trattenere fino a 12 ore (ma la Lega ipotizza anche fino a 48 ore) persone sospette, in vista di una iniziativa in luoghi pubblici o aperti al pubblico, per accertamenti. Insomma per impedire ai presunti violenti di raggiungere la piazza. Dunque non un fermo, in senso stretto, né un provvedimento disposto dal magistrato, bensì una forma di controllo prolungato di polizia per accertamenti.
Richiama le norme straordinarie adottate durante gli anni di piombo, quando furono rivisti i termini di fermo preventivo per i sospetti terroristi. Difficile da scrivere senza suscitare dubbi di costituzionalità, questa norma è oggetto di discussioni e di confronto anche con il Quirinale sia per la formulazione, sia per i tempi di entrata in vigore. E quindi il Consiglio dei ministri di domani dovrà stabilire se inserirla nel decreto o nel disegno di legge. Nella stessa ottica, si lavora al potenziamento del Daspo urbano (Dacur) con l’estensione del divieto di accesso alle aree urbane a chi sia stato denunciato o condannato per reati commessi durante le proteste di piazza. Accanto a questo ci sarebbe l’ipotesi di arresto in flagranza differita nei confronti di chi compie danneggiamenti in occasione di manifestazioni. La norma sul fermo preventivo è molto sollecitata dalla Lega. Matteo Salvini, intervenendo aveva prima ipotizzato un trattenimento fino a 48 ore. Poi ha parlato di 24 ore.
Stop ai coltelli per i minorenni - “Tolleranza zero sui coltelli”. In particolare in relazione all’uso da parte dei minorenni. Tra le norme allo studio, l’ipotesi di introdurre il divieto assoluto di vendita di lame agli under 18, anche sul web. E a questo scopo si istituirebbe un registro elettronico che tenga traccia di ogni transazione. La violazione del divieto sarebbe punita con la sanzione da 500 a tremila euro, aumentata fino a un massimo di 12 mila euro in caso di reiterazione.
Nella stessa ottica l’ampliamento dei casi (lesioni, rissa, violenza privata e minacce con l’uso di armi) in cui si può applicare l’ammonimento del questore nei confronti di ragazzi tra 12 e 14 anni. Un’altra stretta riguarda chi deve vigilare. Ai genitori potrebbero essere comminate multe da 200 a mille euro se non potranno dimostrare di non aver potuto impedire il fatto. Vale per tutti, poi, il divieto assoluto di porto di coltelli con lama superiore a 5 centimetri senza un giustificato motivo. La violazione sarebbe punita con la reclusione da 1 a 4 anni (con aggravante specifica se il reato è commesso nei pressi di scuole, stazioni ferroviarie e metropolitane). Si pensa poi di dare la possibilità ai prefetti, oggi prevista solo in casi eccezionali e urgenti, di individuare delle “zone rosse” in aree caratterizzate da gravi e ripetuti episodi di illegalità, nelle quali la sosta è vietata a soggetti segnalati dall’autorità giudiziaria per reati contro la persona, stupefacenti o per il porto di armi.










