di Lina Palmerini
Il Sole 24 Ore, 24 luglio 2026
Tra i partiti di maggioranza oggi si assiste a uno scollamento evidente, innanzitutto sul tema delle intercettazioni che FdI vorrebbe estendere e Tajani no. E poi sul caso Roggero con un viceministro di Forza Italia, Sisto, che prende apertamente una posizione opposta a quella di Salvini e diversa pure da quella dei vertici del suo partito sulla grazia. Giustizia e sicurezza: c’era una volta un fronte di destra che marciava compatto. Potrebbe essere questo l’incipit nella nuova narrazione di una maggioranza che sembra aver perso il collante su due temi chiave per il Governo Meloni. Sono stati cinque - o forse di più calcolando l’immigrazione - i provvedimenti licenziati e mai c’era stato il cortocircuito a cui si assiste in queste ore.
Anzi, il guaio è che le divisioni sono dentro gli stessi partiti della coalizione. Per questa ragione i vertici a tre, tra la premier e i suoi vice, non riescono a centrare l’obiettivo di marciare uniti come accadeva fino a qualche tempo fa. Poi, infatti, si devono fare i conti con i gruppi parlamentari e lì si fatica a trovare l’accordo.
Tra l’altro, come si diceva, il paradosso è che ci si divide sul vero asso della manica contro la sinistra, quella sicurezza e giustizia dove a litigare - fin qui - è stata l’opposizione. Non stiamo parlando, insomma, di legge elettorale dove sulle preferenze ci si muove in ordine sparso, tant’è che se riparlerà a settembre, ma di un totem che finora ha avuto un unico spartito. E invece oggi si assiste a uno scollamento evidente, innanzitutto sul tema delle intercettazioni che FdI vorrebbe estendere e Tajani no. E poi sul caso Roggero con un viceministro di Forza Italia, Sisto, che prende apertamente una posizione opposta a quella di Salvini e diversa pure da quella dei vertici del suo partito sulla grazia.
Così sulle norme su cui tutti si erano lanciati - dalla revisione della legge sulla legittima difesa alla cancellazione del risarcimento per i familiari di chi delinque - adesso c’è una discussione. Sembra, per esempio, che non si faccia più un emendamento al decreto Giustizia e Immigrazione ma che si lavori sul Disegno di legge. Sarà anche per quelle interlocuzioni - di cui parla la maggioranza - che ci sarebbero state tra Colle e Palazzo Chigi (in genere con il sottosegretario Mantovano). Ecco, il frutto di questi scambi avrebbe portato a una riflessione non solo sullo strumento legislativo da usare ma pure su come cambiare la norma. In effetti, sul risarcimento si sta ragionando sulla modifica del codice civile (non penale) modulando il risarcimento a seconda delle circostanze. Si vedrà. Alla fine, l’ultimo fronte in cui la destra è stata compatta è stato sul referendum-giustizia ma quel clima si è perso. Colpa solo di Vannacci? In parte. Ieri il capogruppo di Forza Italia al Comune di Milano, Luca Bernardo, è passato con il Generale. Fibrillazioni che poi si sentono nelle aule parlamentari come sul Dl Giustizia.










