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di Valentina Pigliautile

Il Messaggero, 21 luglio 2026

“No ai nuovi reati, maggiori fondi per le periferie e assunzione delle forze dell’ordine”. La linea “testardamente unitaria” dei partiti di opposizione. Ma niente misure speciali. È un altro fronte dove, a ben guardare, potrebbero rivendicare di essere “testardamente unitari”. In vista di una campagna elettorale che sarà improntata in buona parte sulla sicurezza, complice Roberto Vannacci, il campo progressista affina la sua agenda, del tutto speculare a quella della maggioranza: no a nuovi reati, stop ai centri in Albania, sì a investimenti in assunzioni e formazione e poi riqualificazione delle aree periferiche. Non si tratta più solo di “contrastare” la “propaganda” dell’altro fronte, ma di proporre un modello alternativo. Parte da questa consapevolezza il viaggio nel centrosinistra, dove la sicurezza “non è più un tabù”.

Lo ammette anche Matteo Mauri, responsabile sicurezza del Pd: “Per diverso tempo se ne è parlato troppo poco, ma ora stiamo recuperando terreno”. A sostegno della sua tesi, il lungo elenco di incontri che Elly Schlein ha avuto con i rappresentanti delle forze dell’ordine e i relativi sindacati. “Sappiamo - dice Mauri - che la sicurezza è una priorità, perché è garanzia di libertà e diritti per i cittadini”. Da qui la lista delle proposte, che va dall’abbandono della logica panpenalistica e securitaria, alla “garanzia di condizioni migliori di lavoro” per gli agenti, a partire dai salari e dalle scuole di formazione.

Il faro si sposta poi sui fondi da concedere ai Comuni per la prevenzione e la riduzione del disagio sociale, che - accusa il dem - sono stati sottoposti a tagli da parte del governo. La pensa così anche Raffaella Paita, coordinatrice di Italia viva, attenta ai “sindaci lasciati soli”, con ridotte possibilità di fare investimenti. Sul fronte dei presidi territoriali la senatrice somma al potenziamento della videosorveglianza e all’illuminazione dei parchi pubblici, l’incremento degli organici: “Mancano 12mila agenti tra carabinieri e agenti: servono più fondi e più tutele”. Un’idea per incrementare il personale Paita ce l’ha: “Bisogna riportare in Italia i tanti agenti mandati nei centri in Albania e metterli a presidio di strade e piazze”. Il monito alla sua parte politica è di “non minimizzare il tema”, affiancando a interventi di carattere sociale, il rafforzamento delle forze dell’ordine. Per Filiberto Zaratti, deputato di Alleanza Verdi e sinistra, “creare sicurezza nelle città”, “vuol dire ricreare il senso di comunità”. Per questo è convinto che sia necessario incentivare “le piccole attività commerciali”, per ripopolare gli angoli abbandonati delle città e “dare priorità agli investimenti nelle periferie, piuttosto che a quelli in armi”.

Nel M5S, è Alfonso Colucci a dare lo sprone: a un governo che da quattro anni “fa il gioco delle carte sui numeri” ma “non riesce a stare al passo con i pensionamenti” degli agenti, si dovrebbe rispondere con “un piano straordinario che includa assunzioni, condizioni retributive più che dignitose per le nostre divise”. Il tutto da unire a una “gestione innovativa del territorio”. Il riferimento è ai “patti per la sicurezza integrata”: un fondo con dotazione iniziale di 500 milioni annui per tre anni per sottoscrivere protocolli tra i Comuni e le prefetture per la riqualificazione sociale delle città e il potenziamento della polizia locale.

Se per Riccardo Magi, leader di Più Europa, “sicurezza è sinonimo di legalità e non di libero arbitrio come pensa il centrodestra, ed è necessario rafforzare i presidi sul territorio con piani assunzionali”, Ernesto Maria Ruffini, coordinatore di Più Uno, sfodera un piano in tre punti: “Più sicurezza nei territori” (puntando su agenti e presidi); più “sicurezza sociale” (dai trasporti sicuri alla sicurezza sul lavoro); “meno norme e applicazione di quelle esistenti”, per fuoruscire dall’onda della cronaca. A “misure concrete”, non “spot”, pensa Alessandro Onorato, a capo di Progetto civico, che sui social ha raccontato il progetto con i detenuti del carcere di Rebibbia, che hanno potuto imparare il mestiere di sarto.

A ragionare di sicurezza, nell’anniversario della morte di Carlo Giuliani, è anche Andrea Orlando, esponente ligure dem ed ex ministro della Giustizia: “Tutte le possibili forme di inasprimento delle pene sono state percorse, di potenziamento degli strumenti repressivi sono stati intrapresi. Il passo ulteriore che si propone non è un rafforzamento degli strumenti ma quello di uscire dalla sfera della giustizia ed entrare in quella della vendetta che è difficile pensare che migliori le condizioni di sicurezza collettiva. Sarebbe da incrociare la dimensione della sfera del welfare, quella urbanistica, quella della sanità. Perché è evidente che altrimenti si scaricano così solo sulle forze di polizia i limiti di un sistema di welfare pensato in un’altra fase storica e di città spesso luogo di crescita delle diseguaglianze”. Nel campo progressista ne sono convinti tutti: nel lungo cammino verso Palazzo Chigi il tema della sicurezza non potrà più essere aggirato.