sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Lina Palmerini

Il Sole 24 Ore, 15 gennaio 2025

Su un piano ci sono le discussioni e le scelte della maggioranza, su un altro le osservazioni del Quirinale. Appunti che, per la verità, risalgono a prima di Natale e su cui era stata trovata un’intesa con Palazzo Chigi ma i recenti fatti di cronaca hanno dato nuovo impulso riportando in primo piano il Ddl sicurezza. In realtà, l’impulso si starebbe traducendo anche in alcune novità di una certa rilevanza come lo scudo penale per le forze dell’ordine a cui starebbe pensando il Governo e pure il gratuito patrocinio (per atti svolti durante l’esercizio delle proprie funzioni) proposto dalla Lega. Al Colle non sono ancora arrivate le norme ma di certo - dopo il vecchio esame - se ne aprirebbe uno nuovo. E particolarmente scrupoloso visto che - come è noto - la legge è uguale per tutti.

Ecco, come si concilia questo cardine giuridico con la creazione di una categoria speciale? Dubbi che evidentemente sono circolati se ieri sera da Chigi hanno fatto sapere che non si tratterebbe di uno scudo ma di evitare l’automatica iscrizione nel registro degli indagati se il poliziotto usa l’arma nell’esercizio delle sue funzioni. Tra l’altro non entrerà nel Ddl. Comunque sia, la norma dovrà essere concepita con particolare perizia per evitare di creare corsie speciali per le forze dell’ordine rispetto ad altri lavoratori pubblici come i medici, per esempio.

Evidente che le proposte sono il segno della competizione che Lega e FdI giocano sulla sicurezza. Se ne capisce, quindi, la ragione politica soprattutto da parte di Salvini. È così che è spuntato il gratuito patrocinio ma si vedrà come arriverà il testo visto che - pure qui - il vaglio del Colle sarà piuttosto approfondito dopo i dubbi già sollevati in ambienti giuridici. Sembra, insomma, che il cantiere sul Ddl e dintorni resti aperto mentre quello vecchio era stato chiuso con un accordo sui 5 paletti messi dal Colle.

Dal “no” a negare le sim telefoniche ai migranti sbarcati; al carcere per le donne incinta così come il reato per la resistenza passiva in carcere mentre atti di protesta non violenti possono essere sanzionati solo se c’è un pericolo imminente di sicurezza come le rivolte o le evasioni. Infine altre due misure erano finite sotto la lente del Quirinale: la lista delle opere pubbliche strategiche contro cui diventa reato manifestare che deve essere stilata dal Parlamento e non da un organo amministrativo; in ultimo, non si possono cancellare le attenuanti lasciando solo le aggravanti in caso di violenze contro la polizia. A quanto pare, però, la maggioranza sta scrivendo una pagina nuova.