di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 2 febbraio 2026
Il Governo pensa allo stop alla vendita di coltelli per i minori, allo “scudo penale” esteso a diverse categorie e a fermi preventivi di “almeno” 12 ore per “facinorosi che stanno andando a protestare”. Tre scosse: stop alla vendita di coltelli per i minori, “scudo penale” esteso non solo per gli agenti ma anche ad altre categorie, fermo preventivo di “almeno” 12 ore per i facinorosi con precedenti specifici che stanno andando a manifestare. Sono le tre risposte che il governo vuole dare all’opinione pubblica dopo i fatti di cronaca dell’ultimo mese.
Questa mattina alle 11.30 la premier Giorgia Meloni riunirà i vice Antonio Tajani (in collegamento perché in missione al Sud nelle regioni colpite dal maltempo) e Matteo Salvini. Con loro i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa), Carlo Nordio (Giustizia). Più i sottosegretari Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano. I fatti delle ultime settimane, a partire dagli scontri di sabato a Torino, spingono Palazzo Chigi ad accelerare sul decreto Sicurezza. Il provvedimento è atteso, ma non ci sono conferme ancora, nel Consiglio dei ministri di mercoledì.
I sentimenti che accompagnano il vertice odierno vanno dal “giro di vite contro chi dichiara guerra allo Stato” fino a “serve una risposta ferma per evitare un’escalation, figlia di un brutto clima”. Sul bisogno d’intervenire non ci sono distinguo: il centrodestra è compatto. Sul tavolo di Meloni ci sono da tre settimane 65 norme suddivise in due bozze. La prima riguarda un decreto (25), la seconda un disegno di legge (40). La scelta del “veicolo” sarà fondamentale perché cambieranno i tempi di entrata in vigore delle norme e la loro ricaduta (venerdì iniziano le Olimpiadi invernali, si temono manifestazioni e scontri dopo l’annuncio della presenza di alcuni agenti americani dell’Ice, seppur in versione investigativa).
La riunione di oggi si può interpretare come “un’operazione travaso”. Bisognerà decidere cosa inserire nel decreto e cosa lasciare nel disegno di legge: una scelta politica e di scrittura dei testi. Perché il nuovo decreto dovrà essere “in armonia” con lo spirito costituzionale del Quirinale. Al momento dal Colle aspettano a esprimersi: vogliono leggere le carte e, come si sa, gli uffici ieri erano chiusi. Nelle settimane scorse però erano emersi dubbi sulle manifestazioni e il diritto di andare in piazza, sullo scudo penale esteso solo alle forze dell’ordine e sui rimpatri facili. Osservazioni “accademiche” in mancanza di testi.
Dopo gli scontri di Torino torna a prendere quota, per esempio, il daspo per le manifestazioni per chi negli ultimi cinque anni è stato denunciato o condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati contro la persona o il patrimonio. E poi il fermo preventivo di 12 ore nei confronti di persone sospettate sulla base di elementi di fatto come “il possesso di armi, strumenti atti ad offendere, o all’uso di caschi”. Salvini chiede che le ore di fermo siano 48. Infine, sempre nella bozza del ddl, si apre alla possibilità di procedere alle perquisizioni sul posto anche in occasione di manifestazioni in luogo pubblico.
E poi c’è il macrotema della “non iscrizione nel registro delle notizie di reato in presenza di cause di giustificazione” per le forze dell’ordine. A cui va agganciata la “tutela legale per il personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco”. Potrebbe, invece, essere non percorribile la proposta di inserire l’obbligatorietà di una cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni a copertura di eventuali danni, richiesta da Salvini: secondo il Viminale aumenterebbe il rischio di iniziative a sorpresa invece che servire da deterrente. Tante norme in ballo con una priorità: il governo vuole fare presto. Le immagini di Torino hanno sconvolto Meloni e l’intero esecutivo.











