di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 3 gennaio 2026
Un disegno di legge anti criminalità giovanile con sanzioni anche per i genitori. Il Governo sta per varare un piano sulla sicurezza nelle città. E visto che le forze di opposizione attaccano da mesi su un tema molto avvertito dall’opinione pubblica, la premier ha deciso di rilanciare: brucerà i tempi e chiederà agli avversari di confrontarsi in Parlamento. Fin dall’inizio l’offensiva del campo largo è stata valutata da Palazzo Chigi come un’anticipazione della campagna elettorale 2027. Il primo a muoversi era stato Conte e a ruota si era esposto il Pd con i suoi sindaci. Perciò Meloni ha rotto gli indugi su un progetto che al Viminale è in incubazione da settembre: “Visto che la sinistra ha scoperto la sicurezza, vediamo se sono solo slogan”.
Insomma, la premier ha colto il senso della sfida e a sua volta lancia ora il guanto agli avversari con un provvedimento che - secondo fonti qualificate - avrà due caratteristiche. Anzitutto il governo agirà con un disegno di legge, per il quale chiederà alle Camere la corsia preferenziale. Non proprio un dettaglio. La scelta di non arroccarsi dietro un decreto e di aprire il confronto con i gruppi di opposizione, intanto servirà a capire se “loro saranno conseguenti” e inoltre permetterà di tenere il tema al centro dell’attenzione parlamentare per molti mesi. Si tratta di una mossa che ha valenza politica, perché viene messa in preventivo la possibilità che le opposizioni si dividano in corso d’opera.
L’altro aspetto è tecnico. Ma solo all’apparenza. Nella bozza di illustrazione del ddl è scritto che il testo “affronta in particolare il tema della criminalità giovanile”, con norme che non mirano a inasprire le norme sul piano penale quanto a comminare sanzioni amministrative che “potrebbero colpire anche i genitori per il comportamento illegale dei figli minorenni”. È una linea d’azione che il ministro dell’Interno ha spiegato con una battuta durante una riunione sul provvedimento: “Dobbiamo far tesoro dell’esperienza maturata in questi tre anni di governo...”.
Traduzione dal politichese: per aggirare le secche dei tribunali, dove secondo l’esecutivo si registra un certo permissivismo sui casi di microcriminalità, è preferibile un’altra strada. Con questo disegno di legge - spiega infatti chi segue il dossier - “si afferma l’esigenza di garantire la certezza almeno di una qualche forma di sanzione”. La lotta al fenomeno dei maranza, per esempio, parte dall’idea di adottare la “tolleranza zero contro l’uso dei coltelli”. Una piaga dilagante tra i giovani. Nel disegno di legge si parla di “divieto assoluto per il porto di particolari strumenti atti ad offendere”. E viene affidata al prefetto la “facoltà di irrogare sanzioni amministrative accessorie”, come “il ritiro della patente, del passaporto, del permesso di soggiorno”. Compreso “il diritto di conseguirli”. Nel caso di minori c’è la facoltà di comminare una multa “al soggetto che è tenuto alla sorveglianza”, cioè ai genitori o a chi ne fa le veci.
Per il governo colpire il portafoglio o ritirare i documenti che regolano l’attività quotidiana avrebbe un effetto di deterrenza maggiore e permetterebbe di “superare un diffuso senso di impunità”. Non a caso il provvedimento in materia di ordine pubblico prevede la depenalizzazione dei reati per “il mancato preavviso o l’inosservanza delle prescrizioni della Questura”. E stabilisce il passaggio a “sanzioni amministrative pecuniarie”. Viene toccato così il tema sensibile delle manifestazioni di piazza che influiscono sulla vita delle città. E viene scelta una nuova linea per fronteggiare atteggiamenti fuori dalla legge.
Proprio in questo contesto è inserita nel ddl la norma sullo “scudo giuridico” per gli operatori dell’ordine pubblico. È il passaggio più spinoso del testo, che non prevede più l’iscrizione nel registro degli indagati “in presenza di cause di giustificazione”. Il governo, per non incorrere in obiezioni giuridiche, si è inventato quella che è stata definita “la mossa del cavallo”, estendendo il meccanismo “a tutti i cittadini”. Dunque non solo agli agenti di polizia. “Non si tratta d’introdurre forme di impunità”, sottolineano fonti accreditate: “Perché ovviamente la magistratura può decidere il rinvio a giudizio”. Dal testo - elaborato dal Viminale in sinergia con Palazzo Chigi e la Giustizia - emergono la reintroduzione della procedibilità d’ufficio per il furto aggravato (che colpisce soprattutto i turisti) e l’aggravante comune per i reati commessi ai danni dei giornalisti. È chiaro che il profilo del provvedimento sulla sicurezza nelle città è anche politico: preannuncia in Parlamento la sfida tra Meloni e i suoi avversari del 2027.










