di Jacopo Storni
Corriere della Sera, 20 giugno 2026
L’iniziativa “Vite libera” dedicato ai detenuti con l’Associazione Italiana Sommelier Toscana. Tra i tavoli dell’aula si osservano i riflessi del vino nei calici, si annotano profumi e sensazioni, si discutono caratteristiche e territori di provenienza. Una scena che potrebbe svolgersi in qualsiasi corso professionale per sommelier, se non fosse per un dettaglio impossibile da ignorare: quelle lezioni si tengono all’interno di un carcere.
Accade a Siena, dove si è appena concluso Vite libera, un progetto pionieristico che porta la cultura del vino oltre le mura della detenzione e la trasforma in uno strumento di formazione, riscatto e reinserimento sociale. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Italiana Sommelier Toscana in collaborazione con la direzione dell’istituto penitenziario, rappresenta una prima assoluta nel panorama carcerario italiano.
Il percorso ha seguito gli stessi standard dei corsi Ais frequentati da migliaia di appassionati e professionisti in tutta Italia: lezioni teoriche, degustazioni guidate, studio degli abbinamenti gastronomici e prove pratiche che porteranno, al termine del percorso, al conseguimento della qualifica di sommelier. Una scelta tutt’altro che scontata visto che nelle carceri italiane il consumo di alcol è normalmente vietato, così come l’utilizzo di bicchieri in vetro. Per consentire lo svolgimento del corso sono state predisposte specifiche deroghe e procedure, permettendo ai partecipanti di vivere un’esperienza formativa autentica e completa.
Il progetto, fortemente appoggiato dal direttore del carcere Graziano Pujia, nasce dalla convinzione che il tempo della detenzione possa diventare un’opportunità di crescita. Un principio che trova terreno fertile proprio a Siena, città immersa in uno dei territori vitivinicoli più prestigiosi d’Italia e circondata da aziende, cantine e attività della ristorazione costantemente alla ricerca di personale qualificato.
Dietro l’iniziativa c’è la volontà di offrire competenze reali che possano trasformarsi in occupazione una volta terminata la pena. Ma i risultati, almeno per ora, sembrano andare oltre l’aspetto professionale. Alcuni partecipanti raccontano di aver scoperto il vino come espressione della cultura italiana; altri sottolineano come il corso abbia rappresentato il primo vero percorso di studio affrontato nella loro vita.










