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di Lorenza Cerbini

Corriere della Sera, 16 luglio 2026

Il percorso formativo avviato nell’istituto di Siena a cura dell’associazione italiana (Ais). Già cinque diplomi nell’ambito del progetto di reinserimento sociale e lavorativo. L’obiettivo è esportare il format in altre strutture: “Pronti per ristoranti e cantine”. “Noi toscani siamo campanilisti. Prediligiamo i rossi con un’alta percentuale di Sangiovese. Tuttavia, durante il corso da sommelier ho scoperto un mondo nuovo e se oggi mi offrono un bianco Chablis non lo rifiuterò”, dice S.A. “Un vino che mi è piaciuto? Un bianco alsaziano da uve attaccate dalla Botrytis cinerea, la muffa nobile”, dice F.G.

Siena, Casa Circondariale Santo Spirito. Maglietta nera indosso, S.A. e F.G. sono due dei cinque detenuti che da poche settimane si sono diplomati sommelier Ais. Sanno tutto (o quasi) di potature, territorio, uvaggi nazionali e internazionali, vendemmie e vinificazioni, di bollicine metodo Charmat e metodo Classico. Hanno superato l’esame scritto e orale richiesto dall’Associazione italiana sommelier per entrare nella sua grande famiglia e si vantano di essere stati i primi a farlo “all’interno di un penitenziario dove di norma non entrano né bicchieri di vetro né prodotti alcolici - dice F.G. - e figuriamoci i cavatappi appuntiti”. Sangiovese, Merlot, Pinot Grigio, Verdicchio, Sforzat, Sciacchetrà e pure una bottiglia di Champagne hanno varcato la soglia del carcere senese per essere degustati dai detenuti che hanno aderito al progetto “Vite Libera” con “la convinzione che questo diploma ci sarà utile una volta fuori da qui”, dice S.A.

Trenta le lezioni tenute dai sommelier Ais, una didattica preparata ad hoc (tutto il programma dei tre livelli ufficiali) quindi una lunga pila di libri da studiare. “Il corso è durato sei mesi e la difficoltà maggiore è stata trovare la giusta concentrazione per studiare, per nulla facile in un luogo come questo dove si possono avere giornate davvero negative”, dice A.S.

Il progetto “Vite Libera” è nato come un inedito, prima volta di un corso da sommelier nel carcere di Siena, una scommessa per Graziano Pujia, direttore della Casa Circondariale toscana, ma anche ex socio Ais, convinto che “insegnando a bere solo di qualità si possano recuperare le persone per poi inserirle in un nuovo percorso lavorativo”. Il settore vitivinicolo italiano è oggi carente di manodopera, come pure quello della ristorazione. “I detenuti selezionati si sono appassionati al corso sin dalla prima lezione e oggi potrebbero essere utilizzati come sommelier di sala nei ristoranti e nei grandi eventi di promozione del vino, ma anche in cantina per la competenza specifica acquisita”, dice Pujia.

Provato un po’ di timore? “Solo durante l’esame davanti a Sandro Camilli, il presidente nazionale Ais, giocava un ruolo l’emozione. Ringraziamo soprattutto Marcello Vagini, vicepresidente Ais Toscana, per averci aperto la sua cantina - dicono i detenuti - e portato i nettari migliori”.

Tra pochi mesi S.A. dormirà nella sua casa e tornerà al suo mestiere. “Montavo mobili e ho avuto anche una mia ditta di trasporti. Tuttavia non intendo perdere le conoscenze acquisite e se prima mi annoiavo sentendo parlare un amico sommelier di colore, profumo e tannini, adesso lo sfiderò avendo la tecnica e la giusta conoscenza per valutare un vino dal punto di vista visivo, olfattivo e degustativo”. I tempi per la libertà si allungano invece per F.G. che sta studiando per laurearsi in Scienze politiche. “A fine luglio darò Sociologia e se prendo meno di ventotto non sarò contento, mi sciuperebbe la media del trenta”. La tesi? “Sui percorsi riabilitativi da un punto di vista giuridico e spirituale all’interno delle strutture detentive”.

Intanto Pujia e Cristiano Cini, presidente Ais Toscana, stanno lavorando a un “Vite Libera.2”: un format “esportabile in altre strutture penitenziarie italiane, a dimostrazione di come la cultura del vino possa generare un reale impatto sociale e inclusivo”, dicono. Cosa berrà S.A. una volta fuori dal carcere? “Un bel passito e semmai anche un Amarone che davvero non conoscevo”, dice. E dà appuntamento al 22 dicembre quando, questa volta nella veste di attore, sarà sul palco del Teatro dei Rozzi di Siena per la replica di “Un bar di paese”, opera vincitrice del Premio Maurizio Costanzo per il teatro in carcere andata in scena in prima nazionale al Teatro Parioli di Roma. E davvero ci sarà da brindare.