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di Mohammed El-Kurd

Il Manifesto, 23 settembre 2025

Pubblichiamo uno stralcio dello scrittore palestinese tratto dal suo saggio “Vittime perfette”, in libreria dal 26 settembre per Fandango. Due giorni dopo l’offensiva di Hamas del 7 ottobre contro le colonie israeliane che accerchiano Gaza, l’ambasciatore dell’Autorità nazionale palestinese nel Regno Unito (un opponente politico di Hamas) ha rilasciato un’intervista alla BBC a poche ore dall’uccisione di sei suoi parenti durante un’incursione aerea israeliana. “Li hanno bombardati. Hanno abbattuto l’intero palazzo”, ha detto all’intervistatore. I suoi familiari erano tra le migliaia (adesso decine di migliaia, se non centinaia di migliaia) di persone uccise nell’attacco genocidario in corso nella Striscia di Gaza, minuscola e densamente popolata, dove vivono assediati più di due milioni di palestinesi.

“Mia cugina Ayah, i suoi due bambini, suo marito, sua suocera e altri due parenti sono morti immediatamente, uccisi all’istante, e due dei loro figli più piccoli, gemelli di due anni, sono in terapia intensiva”, ha detto. Il conduttore ha replicato: “Mi dispiace per la sua perdita. Però, mi permetta di essere franco, insomma, lei non può giustificare l’uccisione di civili in Israele, vero?”. Simili reazioni alle nostre terribili perdite, sia sul palcoscenico internazionale sia nei media, non sono semplicemente indelicate. Rivelano una verità molto più fastidiosa: in tutti i settori, deumanizzare il palestinese è la norma.

Quando parlo di deumanizzazione, non mi riferisco soltanto ai film in cui gli attori si dipingono il volto di marrone e urlano Allahu Akbar o ai momenti di furia televisiva, quando i politici fanno delle brutte gaffe e ci chiamano “animali umani”. Né mi riferisco alla retorica inequivocabilmente razzista che ci animalizza, dicendo che abbiamo “sciamato” qua e “infestato” là, che siamo “orde” di selvaggi e di bestie. Dopo tutto, come poeta, anch’io sono colpevole di abbellire le mie opere con i bestiari. La deumanizzazione non è soltanto il sentimento - l’arroganza? L’ignoranza? La paura? - che costringe gli editorialisti e gli inviati, analfabeti in arabo, a scrivere reportage compiaciuti (invettive diffamatorie, in realtà) sulla “regione”. Quando parlo di deumanizzazione, mi sto riferendo a un fenomeno più implicito, eppure molto più pernicioso e istituzionalizzato, una pratica perfezionata dai nostri assassini più cortesi.

Quando parlo di deumanizzazione, mi sto riferendo al rifiuto dell’Occidente di guardarci negli occhi. È la riluttanza o l’incapacità del mondo di considerare le nostre tragedie come tragedie e le nostre reazioni come reazioni, l’insistenza del mondo a categorizzare i nostri comportamenti normali come devianze. Gli istinti fondamentali - sopravvivenza e autodifesa - e la condotta essenziale intrinseca alla vita sulla Terra diventano lussi a cui soltanto loro possono indulgere. I deumanizzatori non sono soltanto i volgari esponenti di destra e i poliziotti brutali, ma anche gli assassini più politicamente corretti che ci negano persino il contatto visivo quando premono il grilletto, ci freddano in modo distaccato, impersonale, da centinaia di metri di distanza. Il cecchino, la figura nascosta con l’autorità di cancellare la nostra esistenza senza nemmeno doverci affrontare, sopravvive sia in senso letterale sulle sommità delle nostre colline e dei nostri tetti, sia in senso metaforico nei governi e nelle redazioni. In questa realtà, le mani del cecchino non sono sporche di sangue.

E i cecchini sono ovunque: i giornalisti subdoli, i burocrati smidollati, i tirapiedi incospicui, i filantropi che setacciano le nostre tragedie in cerca di oro, i conduttori televisivi che offuscano quelle tragedie, i missionari che trovano la loro salvezza nella nostra morte, gli avvocati del diavolo, quelli che distraggono, quelli che insozzano le nostre strade con false piste, i consiglieri politici privi di scrupolo, gli attivisti che agiscono come burattinai, i conquistatori d’élite, gli elitari nei nostri ranghi che da noi esigono una certa danza, quelli che ci imprigionano nel loro sguardo panottico, gli intellettuali autoproclamati, il clero che sussurra quando dovrebbe urlare, i fabbricanti d’armi ben nutriti e gli amministratori dell’università che li nutrono, e gli accademici con il vizio dell’arroganza e degli errori di interpretazioni volontari, che mutilano Frantz Fanon e Walter Benjamin, negano la natura umana, e addirittura contestano le leggi della fisica per rendere patologica la nostra resistenza. In questa realtà, le mani del cecchino non sono sporche di sangue, ma il numero delle sue vittime è insuperabile.

La deumanizzazione ci ha situato, addirittura ci ha espulso, al di fuori della condizione umana fino al punto che la reazione naturale e logica all’assoggettamento, nel nostro caso, è considerata un comportamento primitivo, incontrollato e incomprensibile. Ciò che rende gli altri eroi rende noi criminali. È quasi semplicistico affermare che siamo colpevoli alla nascita. La nostra esistenza è puramente meccanica; ci viene ricordato, attraverso la politica e la burocrazia, che sfortunatamente siamo nati per morire. E nella nostra marcia deterministica verso la tomba, ci incontriamo come stranieri sfortunati, raminghi e privi di futuro.

I nostri contributi intellettuali e la nostra partecipazione istituzionale sono limitati. Per il popolo palestinese (“i palestinesi”, come ci chiamano) non si usano mai attributi, eccetto quelli che ci maledicono o la forma passiva. Non siamo esseri umani, siamo enigmi, enigmi che s’infuriano e spaventano, le cui azioni scatenano accuse e i cui sentimenti sono embrioni di minacce.

Scheda. Qualche notizia sull’autore - Mohammed El-Kurd, autore di “Vittime perfette” (Fandango, traduzione di Clara Nubile, pp. 260, euro 18), è nato nel 1998 a Sheikh Jarrah, quartiere palestinese di Gerusalemme Est. Poeta e scrittore, attualmente è corrispondente dalla Palestina per “The Nation”. Nel 2021 è stato nominato dal “Time” tra le 100 persone più influenti al mondo. È noto anche per il suo ruolo di co-fondatore di #SaveSheikhJarrah.