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di Valentina Stella

Il Dubbio, 2 giugno 2025

Da Roma a Crotone, passando per Milano, sempre più frequenti i casi in cui gli avvocati vengono interrotti in udienza. “L’invadenza del giudice è certo la prima ragione della fisionomia anomala che l’esame condotto dalle parti assume nella prassi italiana” scriveva il professore avvocato Ennio Amodio nella sua presentazione al libro di Francis Wellmann “L’Arte della cross examination”, a cura di Giuseppe Frigo (Giuffrè, Milano, 2009). Si tratta di un tema a cui abbiamo dedicato negli anni molta attenzione. “Difesa interrotta”: è sotto questa espressione, infatti, che abbiamo raccolto le tante segnalazioni arrivate dagli avvocati su esami e controesami indebitamente interrotti dai giudici.

Valerio Spigarelli, past president dell’Unione Camere Penali Italiane, ci disse, tra l’altro, in una lunga intervista riguardante proprio questa patologia: “La prima ragione delle degenerazioni è la cultura sulla prova che i giudici hanno ereditato dal codice inquisitorio. Questa cultura inquisitoria sulla prova è sopravvissuta al mutamento del codice”. Come vedremo in altro pezzo su questo speciale il laboratorio LA.P.E.C. (Laboratorio Permanente Esame e Controesame), fondato da Ettore Randazzo e composto da avvocati, docenti e magistrati, ha elaborato una proposta di legge per rivedere l’attuale sistema, anche prevedendo sanzioni processuali qualora non fossero rispettate le regole previste per una adeguata cross examination.