di Grazia Longo
La Stampa, 19 gennaio 2025
La presidente di Magistratura democratica: “Una legge cara a Gelli. Rischioso affidare a un organo esterno al Csm la funzione disciplinare”. Silvia Albano, tra i primi giudici a non convalidare il trattenimento nel centro migranti in Albania, è la presidente di Magistratura democratica.
Perché siete contrari alla separazione delle carriere?
“Intitolare la riforma in questo modo è fuorviante perché contiene molto altro. La separazione delle funzioni c’è già: con la riforma Cartabia si può cambiare funzione tra giudice e pubblico ministero una sola volta nei primi 9 anni di carriera e non succede quasi mai. Dobbiamo quindi domandarci qual è il fine di questa riforma. È stato chiaro nella votazione alla Camera, in cui si è respinta la richiesta di impegnare la maggioranza di governo a non fare riforme che sottraggano la polizia giudiziaria alle direttive del pm. In questo modo sarà la polizia giudiziaria a decidere quali indagini fare, quali reati perseguire”.
Ma al momento questo non è previsto...
“Sì, però il governo non si è impegnato a non portare avanti questa ipotesi. C’è quindi il rischio che di fatto sarà il ministero dell’Interno, che controlla e dà le direttive alla polizia, a gestire l’esercizio dell’azione penale”.
In molti, non solo in Forza Italia, hanno esultato perché la separazione delle carriere era cara a Silvio Berlusconi.
“Non solo a Berlusconi, è nel piano di rinascita democratica di Licio Gelli. Però alcune cose di questa riforma nell’idea di Berlusconi non c’erano. E non si era in una situazione come quella di adesso in cui la separazione delle funzioni in effetti c’è. E non si parlava di due Csm, non si parlava di un’alta corte disciplinare”.
A proposito dell’alta corte disciplinare, perché la considera negativa?
“È molto rischioso mettere la giustizia disciplinare fuori dall’autogoverno della magistratura, cioè dall’organo che dovrebbe garantire l’indipendenza della magistratura, perché è chiaro che attraverso le azioni disciplinari si può influire grandemente sull’indipendenza del singolo giudice, la si può usare come strumento di pressione”.
Il governo è convinto che con il sorteggio dei membri del Csm spariranno le correnti.
“Non è affatto vero che ciò avverrà. Ci sono state delle degenerazioni nella vita dei gruppi associativi, ma i gruppi associativi della magistratura sono stati un fattore di grande crescita democratica e di partecipazione dei magistrati all’autogoverno e all’Anm. Sono un luogo dove si elaborano proposte, una visione della giustizia, una visione dell’essere magistrato. Il sorteggiato avrà sempre degli amici, sarà comunque appartenente a qualche corrente e quindi cosa cambia? La stragrande maggioranza dei magistrati è iscritto ai gruppi associativi, non cambia nulla, se non in peggio, favorendo rapporti non trasparenti. Togliendo l’elezione, poi, si elimina anche la responsabilità politica del gruppo a cui quell’eletto appartiene”.
State organizzando una protesta per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Come valuta le parole del ministro Tajani per cui non potete ribellarvi perché siete un organo istituzionale?
“È una presa di posizione contraria a ciò che hanno sempre detto la Corte costituzionale e la Corte europea dei Diritti umani. I magistrati, quando si tratta di riforme che colpiscono al cuore l’ordinamento giudiziario come noi l’abbiamo sempre conosciuto e come l’hanno pensato i costituenti, hanno il dovere di intervenire nel dibattito pubblico, hanno il dovere di rappresentare ai cittadini quali saranno le conseguenze di queste scelte”
Che protesta farete?
“Come Magistratura democratica abbiamo pensato di uscire dall’aula quando parla il rappresentante del ministero. Non per una questione di sgarbo istituzionale, ma quello non è il luogo del dialogo e dell’ascolto: quello che è successo in questi mesi dimostra che non c’è nessuna voglia di dialogo. Inoltre dobbiamo anche indire lo sciopero per metà febbraio e ci dovranno essere diversi scioperi per ogni lettura alle Camere. Il giorno dello sciopero i magistrati dovrebbero uscire dai tribunali e andare nei luoghi dove la gente c’è, a parlare con i cittadini, quindi magari andare a distribuire un opuscolo davanti alle scuole oppure nelle università, nei mercati”.
Crede che vincerete al referendum?
“Non lo so, il percorso è lungo. Intanto bisogna convincere la gente ad andare a votare”.
Cosa pensa dei disagi per le App nel processo penale?
“Io faccio il civile dove il processo telematico ha avuto dieci anni di sperimentazione con tribunali pilota. Invece ora nel penale non c’è stata sperimentazione. Non sono disperati solo i giudici, ma anche gli avvocati. Hanno creato una serie di intoppi infiniti, invece che un’accelerazione del lavoro”.










