di Mario Di Vito
Il Manifesto, 31 luglio 2024
Intervista alla presidente di Magistratura democratica: “La situazione è gravissima, ma i detenuti non sono un elettorato di riferimento. Nordio diceva di essere a favore del diritto penale minimo, ma in tutta evidenza non è così: ha abolito l’abuso d’ufficio, ma il governo continua a criminalizzare il dissenso”. “La situazione è talmente grave che deve essere affrontata subito, immediatamente”. Silvia Albano, giudice al tribunale di Roma e presidente di Magistratura democratica esordisce così parlando di carcere. L’emergenza, del resto, è conclamata: il numero dei suicidi tra i detenuti è spaventoso (61), le rivolte si susseguono a ritmo quotidiano, il numero di atti di autolesionismo non si riesce nemmeno a calcolare, i garanti dei detenuti un giorno sì e l’altro pure fanno presente che così proprio non è possibile andare avanti.
Albano, la questione carceraria è decisamente esplosa...
Direi di sì, per questo bisogna muoversi adesso per ridurre la popolazione carceraria. Bisognerebbe applicare subito il ddl Giachetti, o qualcosa di simile che aumenti i giorni di liberazione anticipata. Ci vorrebbe molto poco e consentirebbe di alleviare la situazione effettuando dei semplici ricalcoli. Sarebbe anche necessario varare un provvedimento di clemenza: sono tanti anni che non si fanno amnistie e indulti e c’è un altissimo numero di detenuti con residui di pena molto esigui. Un’altra cosa ancora che si potrebbe fare sarebbe la creazione di convenzioni con il terzo settore per concedere i domiciliari a chi ne avrebbe diritto ma non ha una casa dove andare.
Dalle parti del governo parlano spesso della costruzione di nuove carceri…
E va bene, ma si tratta di un provvedimento molto di là da venire. Mettere mano all’edilizia non risolve la situazione nell’immediato, è evidente. Poi, certo, sarebbe necessario avere carceri più vivibili, con più spazi di socialità, più spazi per lavorare, ambienti che favoriscano la piena applicazione dell’articolo 27 della Costituzione, in cui si dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Oggi le carceri italiane sono luoghi fatiscenti e questo non è tollerabile per un paese civile. Sarebbe inoltre importante puntare di più sulle pene alternative: qualche potenziamento in questo senso è arrivato con la riforma Cartabia, ma la verità è che non esiste una vera e propria rete intorno al carcere che consenta di andare fino in fondo. Purtroppo spesso non ci sono vere e proprie alternative alla prigione. In ogni caso, vorrei ribadire che servono provvedimenti in grado di funzionare sin da subito.
Il problema riguarda anche gli agenti della polizia penitenziaria, dall’inizio dell’anno si sono verificati tra loro sei suicidi...
Diminuire la popolazione carceraria aiuterebbe anche gli agenti. Negli istituti di pena le condizioni di lavoro sono di fatto inesigibili: c’è poco personale e le strutture sono a dir poco problematiche.
Negli ultimi anni però sono stati creati tanti nuovi reati. Che vuol dire più gente in carcere. Stiamo andando nella direzione opposta alla diminuzione della popolazione carceraria?
È vero che aumentano i reati perché vengono create nuove fattispecie. Dirò di più, sono state anche aumentate le pene per fatti di lieve entità, come per la detenzione di sostanze stupefacenti. Chiaro che così gli ingressi in carcere aumentano. Peraltro parliamo di persone spesso in condizioni di marginalità. Prendiamo, per fare un altro esempio, il cosiddetto decreto Caivano: invece di affrontare il problema e provare a ricostruire il tessuto sociale, si pensa di risolvere ogni cosa attraverso la sanzione penale. Ma così non si risolve nulla.
Carlo Nordio si è insediato al ministero della Giustizia nell’autunno del 2022 definendosi come un alfiere del garantismo…
Nordio diceva anche di essere a favore del diritto penale minimo, ma in tutta evidenza non è così. Da quel punto di vista si è limitato ad abolire l’abuso d’ufficio, cioè un reato che di solito subiscono i cittadini inermi da parte di chi detiene il potere. E allo stesso tempo fa parte di un governo che più volte ha dimostrato di voler colpire ogni dissenso: pensiamo alla norma sull’imbrattamento, a quella sulle rivolte nelle carceri e nei Cpr o a quella sulle proteste fatta pensando ai movimenti contro il ponte sullo Stretto di Messina o i treni ad alta velocità…
Gli appelli a rendere meno disumana la situazione carceraria sono tanti e arrivano anche da ambienti come quelli dei radicali o dei cattolici. Persino da Forza Italia. Perché secondo lei questo governo sembra non voler ascoltare nulla in questo senso?
Mi pare che non ci sia sensibilità verso chi è detenuto. Probabilmente non si tratta dell’elettorato di riferimento del governo. Poi si evidenzia anche una concezione autoritaria dello stato, della pena e del diritto: basta leggere le dichiarazioni di alcuni ministri per accorgersene. Forza Italia sembrava volesse appoggiare la proposta di Giachetti sulla liberazione anticipata, ma poi ha lasciato prevalere gli equilibri politici della maggioranza alla condizione di chi in carcere ci muore o subisce trattamenti inumani e degradanti.









