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di Alessio Lana

 

Corriere della Sera, 21 maggio 2020

 

Il 37enne Punithan Genasan ha ricevuto la sentenza dallo schermo di un computer, è colpevole di aver partecipato a un traffico di eroina nella città stato asiatica. È la notizia peggiore che un umano possa ricevere e a Singapore la pena di morte è arrivata via Zoom. Per mantenere il distanziamento sociale, le autorità della città stato hanno scelto la videoconferenza per comunicare a Punithan Genasan la dura sentenza. Malese, 37 anni, l'uomo aveva avuto un ruolo centrale in un traffico di eroina scoperto nel 2011. La piccola città stato asiatica ha una politica di tolleranza zero contro ogni sostanza stupefacente e così, attraverso un computer connesso in Rete, Genasan è venuto a conoscenza del suo destino.

Distanziamento sociale - Singapore ha adottato dure misure contro il Covid-19, il controllo di popolazione e immigrazione è totale, e il distanziamento sociale ha riguardato anche un caso così delicato. "Per la sicurezza di tutti i soggetti coinvolti nel procedimento, l'udienza contro Punithan Genasan è stata condotta mediante videoconferenza", ha detto un portavoce della corte suprema a Reuters sottolineando le restrizioni in atto per minimizzare la diffusione del virus. Il suo è il primo caso di condanna a morte via Zoom.

La rabbia degli attivisti - "L'adozione di Singapore della pena di morte è intrinsecamente crudele e disumana e l'uso di tecnologie remote come Zoom per condannare a morte un uomo lo è ancora di più", ha dichiarato Phil Robertson, vicedirettore della divisione Asia di Human Rights Watch. Non è l'unico attivista per i diritti umani ad essersi scagliato contro una prassi così disumanizzante ma l'avvocato di Genasan, Peter Fernando, non ha trovato nulla da eccepire nel procedimento: la videochiamata, sostiene, era stata usata solo per comunicare il verdetto del giudice. Ora sta pensando di ricorrere in appello.