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di Antonio Polito

Corriere della Sera, 5 ottobre 2026

Si sta facendo strada un movimento meno ideologico e più pragmatico che in passato. Come un asteroide nascosto, all’ombra del più grande pianeta del populismo di destra, una nuova sinistra si aggira per l’Europa e riscopre la “questione sociale”. In Francia è già sulle barricate, masse di giovani liceali e minorenni aizzati da vecchi marpioni della France Insoumise di Mélenchon, e infiltrati da incalliti casseur dei movimenti anticapitalisti. Nessuno può dire ancora se si tratta di un nuovo ‘68, di un altro ‘77, o soltanto di una “Pantera”. Con i movimenti giovanili è sempre difficile fare previsioni. Ma ciò che conta è la natura rivendicativa delle piattaforme, dunque estremamente concreta: aule fatiscenti, carenza di docenti, risorse per la scuola, no ai tagli di 43 miliardi programmati dal governo di Parigi, che deve fare i conti con un deficit ben oltre il 5% e con interessi sui titoli di Stato ormai quasi al 5%. Il “contagio francese”, che già scuote spread e mercati finanziari, potrebbe diffondersi anche nelle piazze?

Su una questione sociale sta cadendo il governo socialista di Sánchez a Madrid. Pressato dalla mobilitazione della acampada alla Puerta del Sol, un movimento di protesta nato dallo sfratto di un’anziana madrilena, Maricarmen, il premier spagnolo ha tentato di far passare due decreti che introducono vincoli alla proprietà privata degli immobili, prevedendo rinnovi automatici dei contratti di affitto alla scadenza, praticamente a tempo indeterminato, e un indennizzo di 12 mensilità all’affittuario. Ma Sánchez, già fragile di suo, non ha trovato la maggioranza in Parlamento e sarà probabilmente egli stesso sfrattato, e costretto al voto anticipato.

A Berlino Elif Eralp, musulmana e figlia di emigrati turchi, ha appena vinto le elezioni su una piattaforma che propone un tetto agli affitti (lo porta scritto anche sulla catenina al collo) e l’esproprio di migliaia di alloggi delle grandi società immobiliari. Se non è più la “socializzazione dei mezzi di produzione” di marxiana memoria, è la socializzazione dei mezzi di abitazione. Sappiamo del resto che la crisi degli alloggi a basso costo è stata la benzina nel motore di Mamdani a New York, così come per Sadiq Khan a Londra. Se Eralp ce la farà ad ottenere il sostegno della Spd nella capitale tedesca, ben presto avremo sindaci di sinistra (e islamici) alla guida di tre metropoli tra le più importanti dell’Occidente.

Il che ridimensiona anche la tesi secondo la quale questa nuova sinistra abbaia nelle piazze, ma nelle urne non morde. In Svezia, per esempio, il buon risultato elettorale ottenuto dagli ex comunisti li ha resi decisivi per dar vita a una maggioranza di centrosinistra. E in Italia, meglio non dimenticarlo, l’ultimo sondaggio di Pagnoncelli dice che Cinquestelle e Avs sommati hanno scavalcato il Pd. Due partiti, quello di Conte e quello di Bonelli&Fratoianni, ormai entrambi ascrivibili ai programmi “sociali” di questa nuova sinistra.

Si tratta insomma di un movimento in crescita, e caratterizzato da alcuni tratti comuni. È diventato innanzitutto meno ideologico e più pragmatico che in passato. L’unica vera opzione ideale che lo animi è lo sdegno per Gaza e la rabbia verso Israele. L’Economist ha scritto che la bandiera palestinese ha preso il posto della falce e martello nelle piazze europee. Più divisi questi partiti sono invece sull’Ucraina, anche se la Mosca imperialista di Putin è spesso preferita alla Nato e all’Europa.

Sono però i “nuovi bisogni” di masse giovanili dei grandi centri urbani, anche più della retorica woke dei “nuovi diritti”, a gonfiare le vele di questi movimenti e partiti. A Berlino la Linke ha ottenuto il 45% dei consensi tra gli elettori con meno di 35 anni. In Francia la sinistra populista è data nei sondaggi al 50% di quelli sotto i 24, prevalentemente nelle città. Il che apre un grande dilemma politico, di cui cominciamo a vedere gli effetti anche nel dibattito della sinistra italiana. Questo assalto ai ricchi sulla casa, e la necessità di una maggiore spesa sociale per istruzione e sanità, devono essere finanziati da un attacco fiscale ai patrimoni? Se sì, il rischio è di entrare in conflitto diretto con gli interessi dei ceti medi, solitamente ago della bilancia dei successi elettorali; perché quando si comincia a parlare di patrimoniale si parte sempre dai miliardari, ma non si sa mai dove si finisce. Soprattutto in Italia, Paese di piccoli proprietari immobiliari, la materia è incandescente.

E questo è infatti l’ultimo e più importante fattore politico che accomuna l’avanzata della “nuova sinistra”: può favorire la destra, quella estrema compresa. In Francia tutti i sondaggi dicono che se al ballottaggio andranno Le Pen e Mélenchon, la leader del Fronte nazionale vincerà a mani basse (mentre faticherebbe un po’ di più contro un eventuale centrista, che però non c’è ancora). In Spagna, la caduta del governo Sánchez potrebbe accelerare la vittoria della destra del Partito popolare in alleanza con Vox. Anzi, su molti punti, per esempio nella polemica contro Bruxelles, la sinistra radicale è più vicina alla destra populista che ai partiti moderati del proprio campo. La “vecchia talpa” scava nuove gallerie sotto la vecchia Europa, e può diventare l’incognita della equazione elettorale.