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di Francesco Nania

La Sicilia, 30 agosto 2026

L’allarme di Gurrieri: “I disordini non sono violenza isolata, servono provvedimenti strutturali”. Forte preoccupazione per la sequenza di gravi episodi di violenza e tensione registrati all’interno della Casa circondariale, in contrada Cavadonna, e la richiesta di un confronto istituzionale permanente per affrontare le criticità del sistema penitenziario. È questa la posizione espressa dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, vicepresidente della Camera Penale “Pier Luigi Romano”.

“Seguo con enorme interesse e sincera preoccupazione la scia di gravissimi eventi violenti e tensioni verificatisi all’interno dell’istituto afferma Gurrieri, ricordando che in Prefettura, si è svolta una riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. In questa occasione, la Camera Penale ha ribadito la propria disponibilità a partecipare a un tavolo di confronto istituzionale. L’obiettivo, spiega Gurrieri, è duplice: “Indagare a fondo sulle reali ragioni che hanno innescato tali manifestazioni violente e individuare strumenti concreti per evitare che simili scenari possano ripetersi”.

Secondo la Camera Penale, il ruolo dell’avvocatura all’interno del carcere è fondamentale. “Il difensore rappresenta il primo e spesso l’unico canale istituzionale attraverso il quale la sofferenza del detenuto può tradursi in un fatto legalmente conoscibile dalle autorità”. Da qui la necessità di garantire il diritto di difesa e il rispetto dei principi costituzionali anche all’interno degli istituti penitenziari. La preoccupazione riguarda, in particolare, quei detenuti che, pur partecipando al percorso trattamentale e contribuendo al proprio reinserimento sociale, finiscono per subire le conseguenze delle condotte violente di pochi.

“Nella convivenza forzata propria del carcere - sottolinea Gurrieri - tali dinamiche risultano inevitabilmente esasperate”. Una situazione che coinvolge anche le persone detenute più fragili e quelle con problemi di salute, oltre al personale penitenziario. La Camera Penale invita, quindi, a evitare letture semplicistiche del fenomeno. “È un errore ritenere che i disordini siano imputabili a una presunta natura violenta dei ristretti. Se episodi così gravi non sono isolati, significa che alla radice esistono problematiche profonde, croniche e irrisolte, che richiedono interventi strutturali”. Non manca un messaggio di solidarietà alla Polizia Penitenziaria. “Gli agenti non possono essere lasciati soli”, afferma il vicepresidente, evidenziando le croniche carenze di organico e il peso delle aggressioni fisiche e morali subite durante il servizio “occorre un’analisi seria delle cause dei disagi - conclude Gurrieri - perché senza affrontare le criticità alla radice sarà impossibile costruire una soluzione realmente duratura”.