di Seby Spicuglia
La Sicilia, 5 luglio 2026
Vivere in cella tra cimici, topi e violenza. Villari: sistematica violazione della dignità umana. Il carcere di Cavadonna è una bomba pronta ad esplodere. Come ha rischiato di fare la testa di un detenuto straniero massacrato di botte, spaccata “e con il materiale organico a vista”, così come racconta una testimonianza raccolta da La Sicilia. Le risse e i pestaggi sarebbero all’ordine del giorno, senza soluzione di continuità. Le anime in pena - letteralmente all’interno della struttura hanno superato il limite massimo: sono 700, a fronte di una capienza regolamentare di 575 unità e poco meno di 200 agenti penitenziari. Ma quando ad essere scioccato da ciò che vede è il garante dei detenuti che qui se lo lascia scappare, e mai più lo dirà - significa che la cosiddetta “quarta parete” è crollata, ciò che è dentro ha una potenza drammatica tale che nulla può impedirne l’esondazione nella vita civile, e che la narrazione non può essere anestetizzata né sottaciuta.
Al flagello storico di cimici e ratti le prime mordono e provocano eczemi e privano del sonno, i secondi scorrazzano nei punti di raccolta dei rifiuti - si aggiunge anche la quotidianità di violenza e pestaggi indiscriminati tra detenuti, di tale dimensione da costituire il problema primario. L’inferno in terra - in cella - per detenuti (e agenti) divampa con l’arrivo della stagione calda, non tutti hanno ventilatori, e sfiora i limiti “della tortura psicofisica”, come il garante dei detenuti Giovanni Villari mette nero su bianco nella sua ultima relazione. Il punto di rottura è quando “lo Stato cessa di applicare una pena legale nel rispetto dei diritti umani, per sconfinare nella pura sofferenza e nella tortura psicofisica”.
Il diritto alla salute si inceppa, secondo la relazione. La sospensione delle traduzioni verso l’esterno, per mancanza di scorte sufficienti, blocca o rallenta l’accesso alle cure specialistiche. Le visite slittano, le urgenze restano sospese e le liste d’attesa finiscono per configurare, scrive Villari, una “sistematica violazione della dignità umana”.
Gli ascensori dei blocchi sono fermi da mesi, compreso quello dell’infermeria. Così gli spostamenti diventano un problema e le emergenze una corsa contro il tempo. Se un detenuto sta male - segnala Villari - la barella viene portata a braccia lungo le scale, con tutti i rischi che questo comporta. Non solo: personale ridotto, strumenti insufficienti, fragilità psichiatriche che resterebbero troppo spesso senza una presa in carico specialistica adeguata. Resta infine il cortocircuito istituzionale. “Nonostante le mie ripetute segnalazioni e i solleciti inviati al Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria, le risposte non arrivano”.










