La Sicilia, 2 settembre 2026
Nicotra (Consipe) e Villari (Garante): “Attenzione altissima, problemi gravi”. Prosegue lo stato di tensione all’interno di Cavadonna dove si è registrata una nuova rivolta da parte di alcuni detenuti indignati per la qualità dei pasti. Nel blocco 50 i detenuti hanno inscenato una nuova manifestazione di protesta, chiudendo il cancello e impedendo temporaneamente al personale di servizio e agli agenti della polizia penitenziaria di accedere all’interno del braccio. Un agente ha avuto la peggio perché colpito con pugni al volto. Al centro dell’attenzione le condizioni di vita all’interno dell’istituto e, in particolare, la questione dei pacchi provenienti da casa.
La richiesta dei detenuti riguarda soprattutto alcuni prodotti del cosiddetto “sopravvitto”, attualmente vietati. La protesta è proseguita fino al pomeriggio, quando la situazione ha consentito al personale impegnato nel turno di smontare e agli agenti subentranti di poter prendere regolarmente servizio.
La nuova sommossa - per sedare la quale è intervenuto il gruppo Intervento operativo della Polizia penitenziaria, si è svolta mentre, proprio davanti alla casa circondariale, era in corso il sit-in sindacale organizzato a sostegno degli agenti della polizia penitenziaria. Due gli striscioni che hanno sintetizzato il disagio del personale: “Basta con i turni infiniti e le nostre famiglie preoccupate” e “Dignità per noi e la nostra uniforme”.
Una delegazione del Consipe ha incontrato il direttore della casa circondariale. Il presidente del sindacato, Mimmo Nicotra, ha voluto distinguere le responsabilità dell’attuale direzione dall’emergenza che si è manifestata negli ultimi giorni. “Con questo sit-in vogliamo rappresentare le difficoltà presenti nella casa circondariale; il direttore non ha nulla a che vedere con l’emergenza”. Per il Consipe, uno dei problemi principali resta la carenza di organico. Una situazione che si inserisce in un quadro nazionale caratterizzato dalla difficoltà degli istituti penitenziari a far fronte contemporaneamente alla scarsità di agenti e al sovraffollamento delle carceri.
“In tutta Italia siamo in pochi e, al contempo, registriamo un esubero di detenuti, con un sovraffollamento che si conta in 16mila unità”, ha sottolineato Nicotra. A Cavadonna, però, la situazione viene descritta come particolarmente delicata. Secondo il sindacato, alla carenza di personale si sarebbe aggiunta la perdita di controllo sulle regole. “Quelle poche che esistevano erano dettate dai detenuti. Se un poliziotto avesse ordinato loro di rientrare in cella dall’ora d’aria, sarebbe stato preso a cazzotti”.
Il Consipe ha, quindi, avviato un’interlocuzione con il Provveditore e con il magistrato di sorveglianza. Dal confronto è arrivato un primo provvedimento destinato a rafforzare la struttura: è stato disposto l’invio a Cavadonna di quattro nuovi ispettori e di un nuovo comandante della polizia penitenziaria. A questi dovrebbe aggiungersi un ulteriore contingente di personale. L’obiettivo è riportare progressivamente l’istituto a una situazione di normalità.
Sul fronte del personale il quadro resta pesante. Gli agenti, secondo quanto denunciato dal sindacato, arriverebbero a sostenere turni di diciotto ore per compensare le carenze di organico. Una situazione aggravata dalle assenze per malattia e, soprattutto, dalle lesioni subite durante il servizio. Alla manifestazione ha partecipato anche il garante dei detenuti, Giovanni Villari, che ha ribadito il proprio impegno per cercare di alleviare i disagi della popolazione carceraria. Tra le questioni sollevate anche quella dell’approvvigionamento di acqua. “Avevamo fatto attivare una casetta dell’acqua - ha spiegato Villari - con il cambio nella gestione del servizio idrico integrato, quel servizio, importante per la popolazione carceraria, è bloccato”.









