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di Gianni Alati

Il Dubbio, 24 dicembre 2025

Giustizia o vendetta? La domanda è quanto mai legittima e attuale, e ha attraversato tutti gli interventi che lo scorso 19 dicembre si sono succeduti nel corso della tavola rotonda che il Coa di Siracusa ha dedicato al carcere e alla pena. Ha aperto i lavori il presidente dell’avvocatura siracusana Antonio Randazzo che ha fortemente voluto e organizzato l’iniziativa. Il presidente Randazzo ha posto al centro del dibattito l’articolo 27 della nostra Costituzione, sottolineando il passaggio in cui si stabilisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Un’idea ripresa dal consigliere del Cnf Francesco Favi che nel suo saluto introduttivo ha messo l’accento anche sul ruolo decisivo dell’avvocatura - snodo centrale dei diritti e del diritto - in questo cruciale e delicatissimo momento storico. La tavola rotonda, moderata dal direttore del Dubbio Davide Varì, è iniziata con l’intervento dell’ex magistrato Gherardo Colombo, il quale ha descritto quasi in presa diretta la giornata tipo di un detenuto. Una descrizione minuziosa e terrificante di quel che vivono quotidianamente le circa 60mila persone detenute nelle carceri italiane. Un leit-motiv ripreso e rilanciato dal sacerdote e professor Andrea Zappulla, Responsabile dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Penitenziaria e Cappellano della Casa di Reclusione di Augusta-Brucoli. Nel suo intervento, don Andrea ha descritto la difficoltà di chi cerca di far valere quell’articolo 27 della nostra Costituzione in un contesto di degrado come è quello carcerario.

Decisivo anche l’intervento del dottor Andrea Palmieri, Procuratore aggiunto alla Procura di Siracusa che ha messo in luce, da un punto di vista decisamente privilegiato, circa i rischi della deriva carcerocentrica e del “tic panpenalista che” ha caratterizzato gli ultimi decenni della nostra politica, a prescindere dal colore delle maggioranze. Hanno chiuso i lavori i consiglieri del Cnf Antonio Gagliano e Vittorio Minervini. Il primo ha percorso il codice, le pene alternative e la piena affermazione del recupero del detenuto; il secondo ha sottolineato l’importanza di un cambio di paradigma, il carcere non più come “discarica sociale”, ma come luogo in cui si riafferma la nostra Costituzione. Tutta la Costituzione. La giornata ha visto la partecipazione di numerosi avvocati che hanno assistito ai lavori nel suggestivo scenario dell’International Institute for Criminal Justice and Human Rights.