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di Giulio Perotti

siracusanews.it, 13 novembre 2025

Ridurre la recidiva dal 70% al 10% grazie al lavoro: il protocollo tra Ministero e Confcooperative punta sulla formazione. Il lavoro come strumento di riscatto e inclusione. È questo il cuore del convegno “Carcere e Lavoro: gli strumenti disponibili”, organizzato da Confcooperative Federsolidarietà Sicilia, con il sostegno della sede territoriale di Confcooperative Sicilia di Siracusa e della Cooperativa Sociale L’Arcolaio, che si è svolto questa mattina, mercoledì 12 novembre 2025, all’Urban Center di Siracusa. Durante l’incontro è stato presentato il Protocollo d’Intesa tra il Ministero della Giustizia - Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Confcooperative-Federsolidarietà, rinnovato lo scorso novembre, che punta a promuovere opportunità di lavoro e formazione per i detenuti e a valorizzare le misure alternative alla detenzione.

Un dato eloquente ha aperto i lavori: per i detenuti che lavorano con le cooperative sociali, il rischio di recidiva si riduce dal 70-80% a meno del 10%. Il protocollo prevede la creazione di un tavolo tecnico nazionale incaricato di elaborare modelli di convenzioni e linee guida per lo sviluppo di attività lavorative e di recupero sociale all’interno degli istituti penitenziari. L’obiettivo è favorire percorsi reali di reinserimento, superando logiche assistenziali e puntando su competenze, professionalità e responsabilità.

A testimoniare la forza di questo modello è stata la Cooperativa Sociale L’Arcolaio, che da oltre vent’anni opera all’interno del carcere di Cavadonna. “L’Arcolaio è citato come un esempio virtuoso - ha ricordato Giuseppe Pisano, presidente della cooperativa - perché in più di vent’anni abbiamo accompagnato al lavoro quasi 500 detenuti. Abbiamo insegnato loro un mestiere, ma soprattutto a lavorare in gruppo e a prendersi delle responsabilità. È una sfida quotidiana, ma i risultati sono tangibili: meno recidiva, più dignità e nuove prospettive di vita.”

A confermare la concretezza di questo percorso è stato Luciano Ventura, segretario generale di Confcooperative Sicilia. “Il lavoro in carcere è realmente possibile. La cooperativa L’Arcolaio lo dimostra da anni. La cooperazione sociale ha nelle sue corde l’attenzione verso i soggetti fragili e chi è più fragile di chi deve ricostruire la propria vita dopo un periodo di detenzione? Servono impegno, costanza e collaborazione tra istituzioni, terzo settore e comunità, ma i risultati sono enormi: per chi è dentro, per chi è fuori e per tutta la società.”

Sul ruolo delle istituzioni locali è intervenuto Marco Zappulla, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Siracusa. “Stiamo costruendo una sinergia concreta tra pubblico e privato - ha detto Zappulla -. Questa collaborazione sta dando risultati perché produce servizi reali e nuove opportunità di reinserimento. Il lavoro è la vera chiave della dignità, per i detenuti come per i giovani, le persone con disabilità o chi vive fragilità sociali. Il progetto ‘Le Tele di Aracne’, ad esempio, è un modello replicabile: un luogo simbolo di rinascita dove chi ha bisogno può riscoprire il proprio talento e ritrovare un ruolo nel mondo del lavoro.”ù

A chiudere i lavori è stato Stefano Granata, presidente nazionale di Confcooperative Federsolidarietà, che ha evidenziato la necessità di rendere effettivo il protocollo con il Ministero della Giustizia. “Chi lavora durante la detenzione ha solo il 2% di possibilità di recidiva - spiega -. È un dato straordinario che dovrebbe bastare a convincere tutti. Purtroppo, però, solo il 20% dei detenuti lavora, e la maggior parte di questi alle dipendenze dirette del carcere. Le cooperative sociali restano quasi le uniche imprese capaci di entrare nelle strutture penitenziarie, ma serve meno diffidenza da parte delle direzioni e più strumenti di supporto.” Granata ha poi aggiunto: “Oggi abbiamo cooperative più solide e mature, pronte a giocarsi questa sfida insieme alle istituzioni. Ma serve passare dalle buone intenzioni ai fatti, rinnovando un patto che metta davvero il lavoro al centro del reinserimento sociale e della sicurezza collettiva.”