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di Laura Valvo

La Sicilia, 30 settembre 2026

Il garante Villari: “Un detenuto, solo dopo due anni di attesa è stato operato di ernia”. Dopo settimane di tensione e violenza, il carcere di Cavadonna prova a tornare verso la normalità. L’emergenza che ha messo sotto pressione la struttura e, soprattutto il lavoro degli agenti di polizia penitenziaria sembra avviarsi verso una fase di maggiore stabilità. Restano però le criticità che hanno alimentato l’allarme: la carenza di personale, le difficoltà nella gestione dei detenuti e le condizioni di lavoro degli agenti. La normalizzazione, dunque, non può significare abbassare la guardia. Al contrario, deve rappresentare l’occasione per affrontare le fragilità strutturali della casa circon- dariale e garantire sicurezza, regole e condizioni di lavoro adeguate.

Intanto si è registrato un cambio al vertice di Cavadonna, al posto di Giuseppe Russo, arriverà un nuovo direttore e sono già operativi 7 sottufficiali. Giovanni Villari, garante dei detenuti di Cavadonna, mostra un cauto ottimismo: “Ho notato che c’è un ridimensionamento delle instabilità. Il nuovo comandante e i sette sottufficiali stanno lavorando senza sosta e l’atteggiamento dei detenuti è cambiato perché le richieste di ascolto vengono assecondate”. Resta critica l’area sanitaria. Secondo la testimonianza di Giovanni Villari, un detenuto è stato trovato con un taglio alla gola. “Per questo caso è stata avviata una indagine. Dall’ospedale di Siracusa è stato spostato in un ospedale di Catania. Ma l’area sanitaria resta oberata di richiesta e ci sono casi in cui non si riesce a smaltire le emergenze. A un detenuto solo dopo due anni si è riusciti a sottoporlo a intervento per un’ernia, mentre proprio ieri un detenuto anziano è stato lasciato per un intero giorno a digiuno perché doveva sottoporsi a un intervento, che poi non è stato eseguito. La rabbia dei detenuti - circostanza riferita anche al prefetto e al questore - è legata a tante situazioni negative sfociate poi nella violenza”.

La sicurezza del carcere, fa notare Villari, non può mai essere separata dal rispetto della dignità umana. Anche chi sta scontando una pena resta una persona e, come tale, ha diritto a condizioni di vita dignitose, a cure adeguate e al rispetto dei diritti fondamentali. Il carcere non può diventare un luogo di umiliazione o di abbandono. La pena deve essere certa, ma anche rispettosa della persona e finalizzata al recupero e al reinserimento sociale. Garantire condizioni dignitose ai detenuti - aggiunge Villari - non significa essere indulgenti, significa affermare il principio di legalità e il valore dello stato di diritto”. Una società civile si misura anche dalla capacità di garantire dignità a chi ha sbagliato, senza dimenticare le vittime e senza mettere in discussione la sicurezza.