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di Salvo Palazzolo

La Repubblica, 14 giugno 2023

Dopo la morte recente di due carcerati, l’istituto torna in emergenza. Oltre 100 i casi di disagio psichiatrico. La visita del presidente dell’associazione Antigone nel carcere del siracusano. Hanno fatto scalpore, ma solo da morti, i due detenuti del carcere di Augusta stroncati da un lungo sciopero della fame, nei giorni scorsi. “Devono fare notizia anche gli altri che hanno avviato la protesta per varie ragioni”, dice l’avvocato palermitano Giorgio Bisagna, il presidente regionale di Antigone, che martedì 6 giugno ha visitato il penitenziario in provincia di Siracusa finito al centro delle polemiche e di un’inchiesta della procura della repubblica. “Quel giorno, erano in quattro a fare lo sciopero della fame - spiega. Uno chiedeva di essere trasferito in un penitenziario della sua regione, la Campania. Dietro queste forme di protesta c’è sempre una forma di disagio”.

Ad Augusta, sono addirittura 120 i detenuti che hanno disturbi psichiatrici, 100 hanno problemi di tossicodipendenza. “Con la collega Roberta Guzzardi abbiamo trovato una situazione drammatica”, racconta Bisagna, che arriva dopo un altro attivissimo presidente di Antigone, Pino Apprendi, oggi garante per i detenuti a Palermo. “Molti di quei detenuti non dovrebbero neanche stare in carcere, ma com’è noto in Sicilia ci sono solo un ex ospedale psichiatrico giudiziario, a Barcellona Pozzo di Gotto, e due Rems, le strutture sanitarie che accolgono gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi, sono a Naso e a Caltagirone”.

E, intanto, dietro le sbarre c’è un disagio crescente. Ad Augusta la situazione è davvero preoccupante: l’anno scorso, ci sono stati 37 casi di autolesionismo e 40 proteste (molte con sciopero della fame) per le ragioni più diverse. Ancora l’anno scorso, si sono registrate 74 aggressioni nei confronti del personale dell’istituto, sei contro altri detenuti. “Una miscela esplosiva - non usa mezzi termini il presidente di Antigone - una situazione davvero grave, in una struttura per molti versi fatiscente, a cui il Dipartimento delle carceri non ha saputo dare ancora una risposta”.

Per uno dei detenuti poi deceduto in seguito allo sciopero della fame, la direzione del carcere aveva chiesto il trasferimento all’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, ma non c’era posto. Nella difficile quotidianità, restano in prima linea gli agenti della polizia penitenziaria: ad Augusta dovrebbero essere 251, invece sulla carta sono 182, in realtà 19 sono assenti per malattia. “Sono altrettanto gravi le carenze nell’assistenza sanitaria - prosegue l’avvocato Bisagna - l’azienda sanitaria assicura solo uno psichiatra per l’intero penitenziario: viene due volte alla settimana, per un totale di sei ore. Gli psicologi sono invece sette, due sono esterni”.

Una situazione davvero precaria nel penitenziario che ospita 484 detenuti, dovrebbero essere 357. “Una situazione che rivela tutta l’inadeguatezza del sistema penitenziario a far fronte al crescente disagio psichiatrico”, dice il presidente di Antigone. Anche il nuovo garante regionale per i detenuti, l’ex magistrato Santi Consolo, ha posto il problema dopo aver visitato la struttura di Augusta: “Una sola articolazione di tutela di salute mentale presso l’istituto di Barcellona Pozzo di Gotto è del tutto insufficiente a soddisfare le numerose richieste che pervengono dai 23 istituti siciliani. Si rappresenta, quindi, l’assoluta improcrastinabile urgenza di attivare le ulteriori analoghe due strutture presso l’Istituto Pagliarelli di Palermo e presso l’istituto di Siracusa che, sebbene programmate, saranno oggetto di sollecita attenzione per l’effettiva rapida attivazione”. E, ancora, ha scritto Santi Consolo: “Onde prevenire poi il rischio di illegittime detenzioni di persone destinate alle Rems, appare pure opportuno accelerare l’effettiva attivazione della Rems di Caltanissetta, anche questa già programmata”.

Resta il dramma che si è già consumato, quello dei due detenuti morti in seguito a uno sciopero della fame che proseguiva da 46 e 59 giorni, erano un cittadino russo e un italiano di Gela. Nessuno si è accorto di quello che accadeva per davvero all’interno del carcere di Augusta: né i garanti locali e nazionali, né la stampa. “È mancata una completa informazione su queste situazioni”, ha denunciato il garante nazionale per i detenuti Mauro Palma. E, adesso, sulla gestione dei due eventi da parte dei vertici del carcere e della linea gerarchica del Dap c’è un’inchiesta della procura di Siracusa diretta da Sabrina Gambino: i magistrati stanno ricostruendo con precisione cosa sia avvenuto nel penitenziario e quali comunicazioni siano state fatte. Per questo si analizza il registro elettronico degli eventi critici, un applicativo informatico in cui confluiscono tutte le notizie provenienti dalle carceri. Sembra che alcune notizie sullo stato clinico dei detenuti siano state inserite solo dopo il decesso. Di certo, all’indomani della morte dei due uomini, il Dap ha disposto che venga rilanciato un alert quando lo sciopero della fame va avanti da un certo di giorni.