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di Irene Carmina

La Repubblica, 9 maggio 2024

La denuncia del Garante dei diritti dei detenuti: “L’ennesimo carcerato si toglie la vita, ma ai politici non interessa”. Un altro suicidio nelle carceri siciliane, il quarto da gennaio a oggi. Sabato pomeriggio un uomo di 32 anni, detenuto nel penitenziario di Cavadonna, a Siracusa, si è impiccato nella sua cella utilizzando un lenzuolo. Immediatamente soccorso da medici e infermieri che hanno tentato di rianimarlo per quasi un’ora, è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Siracusa, dove due giorni dopo è morto. L’uomo, che era affetto da disturbi psichici, a settembre avrebbe finito di scontare la pena detentiva.

“Si conferma una tragica statistica che indica come periodo di maggiore criticità per i suicidi in carcere quello dei primi 5-6 mesi dall’ingresso in istituto e gli ultimi sei mesi prima dalla data di fine pena”, dice Giovanni Villari, Garante dei detenuti di Siracusa. La colpa, per il garante, è prima di tutto della politica: “Perché dovrebbe interessarsi dei detenuti? Non rientrano nelle loro mire politiche. Sono soltanto detenuti, non liberi cittadini”. Gli fa eco da Palermo Pino Apprendi, anche lui garante dei detenuti. “Ancora un giovane, un trentenne, in isolamento per malattia contratta in carcere per mancanza d’igiene, si è tolto la vita. Siamo a 35 suicidi dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane. E intanto la politica si affanna a cercare consenso elettorale senza mai sfiorare il tema dei diritti umani e del diritto alla salute delle persone in carcere”.

Nella Casa circondariale di Siracusa, sono attualmente ospitati 696 detenuti, a fronte di 545 posti. I nuovi ingressi sono circa mille ogni anno, mentre il personale di polizia penitenziaria è sotto organico di venti unità. La situazione del carcere di Siracusa riflette quella italiana. “Al 31 marzo, nel nostro Paese ci sono 61.050 detenuti, di cui 2.620 donne, per una capienza complessiva nei 189 istituti di pena, di 51.180 detenuti - osserva Villari - Questo porta a una carenza di spazio, vitale per i detenuti, e crea tensioni all’interno degli istituti penitenziari. A ciò si aggiungono condizioni sanitarie spesso non dignitose e carenza di personale”.

Infine, il Garante lancia un appello alle istituzioni: “Bisogna potenziare i programmi di supporto psicologico e morale all’interno delle strutture detentive al fine di offrire un aiuto concreto a coloro che si trovano in situazioni di disagio estremo”.