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di Marta Serafini


Corriere della Sera, 16 marzo 2021

 

La famiglia di un siriano deceduto per torture e percosse nel 2017 ha presentato querela contro i contractor dell'agenzia che il Cremlino ha impiegato per supportare l'alleato Bashar Assad.

Mentre il mondo ricorda i dieci anni trascorsi dall'inizio del conflitto in Siria, non si fermano le battaglie legali per portare i responsabili dei crimini di guerra. Dopo la Gran Bretagna dove la first lady siriana Asma Assad è sotto indagine e dopo la Germania dove è stato condannato un gerarca dell'intelligence e un altro è in attesa di processo, questa volta tocca alla Russia.

Un membro della famiglia di un cittadino siriano che è stato torturato, ucciso e mutilato da sei individui nel giugno 2017, nel governatorato di Homs, ha presentato una denuncia a Mosca chiedendo l'avvio di un procedimento penale contro presunti membri della Wagner, agenzia di contractor che fa capo a un oligarca vicinissimo al Cremlino, Evgenij Prigozhin. L'accusa è dunque contro mercenari russi, impiegati da Mosca per dare sostegno all'alleato Bashar Assad.

La denuncia è stata supportata dal Centro siriano per i media e la libertà di espressione (Scm), la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh) e il centro per i diritti umani Memorial. Gli avvocati di Scm, Fidh e Memorial, Ilya Novikov e Petr Zaikin, rappresentano il fratello della vittima, Mohamad A.

Si tratta del primo tentativo in assoluto da parte della famiglia di una vittima siriana di ritenere i sospetti russi responsabili di gravi crimini commessi in Siria. Una faccenda politica, oltre che giudiziaria, soprattutto a fronte delle numerose accuse (e polemiche) sull'impiego di armi chimiche da parte dei russi in Siria che hanno portato a indagini internazionali senza però veder mai nessuno accusato di niente. Ora, se è pur vero che è molto difficile vedere dei mercenari alla sbarra (il Cremlino ne nega addirittura l'esistenza o quantomeno la presenza sul campo), la denuncia richiede l'avvio di un procedimento penale sulla base dell'omicidio commesso con estrema crudeltà, al fine di stabilire la responsabilità dei presunti responsabili per questo e altri crimini, compresi i crimini di guerra.

Ilya Novikov, uno degli avvocati del querelante, ha spiegato: "La legge russa prevede l'obbligo per lo Stato di indagare sui crimini commessi da cittadini russi all'estero. Il Comitato Investigativo non ha finora avviato alcuna indagine sul crimine in questione, anche se tutte le informazioni necessarie sono state comunicate ufficialmente alle autorità russe più di un anno fa." "La denuncia presentata dal quotidiano Novaya Gazeta un anno fa è stata ignorata", ha detto Alexander Cherkasov, presidente di Memorial Human Rights Center. "Questo ha costretto noi, difensori dei diritti umani, a rivolgerci alle autorità investigative russe. In effetti, questo è una ripetizione di quello che è successo 20 anni fa, quando le sparizioni forzate, la tortura e le esecuzioni extragiudiziali commesse durante il conflitto armato nel Caucaso del Nord non sono state indagate. Oggi, vediamo un altro anello di questa catena di impunità". E chissà che questa volta la storia non vada in modo diverso.