di Giulio Terzi di Sant’Agata*
Il Dubbio, 31 maggio 2024
La sentenza della Corte d’Assise di Parigi: commessi crimini di guerra e contro l’umanità. La Corte d’Assise di Parigi ha condannato pochi giorni fa all’ergastolo tre alti esponenti del regime siriano - sotto mandato d’arresto internazionale dal 2018 - giudicati colpevoli di complicità in crimini contro l’umanità e di guerra, tra questi le barbarie subite da Mazzen e Patrick Dabbagh, padre e figlio di nazionalità franco-siriana. Come decine di migliaia di siriani, Mazzen e Patrick furono arrestati senza motivo, detenuti senza alcuna notifica né processo, torturati e uccisi. A tredici anni di distanza le efferatezze che il regime di Assad ha commesso - grazie al determinante sostegno militare di Putin, con le armi chimiche lanciate dagli aerei russi, e alla massiccia presenza sul territorio di forze sciite inquadrate e rifornite dai Pasdaran di Teheran - sono ancora l’ordinarietà dei fatti.
Tali atrocità continuano ad essere denunciate dalla Commissione d’inchiesta ONU sulla Siria, organo che allora nacque sotto la spinta di uno dei più grandi giuristi internazionali, il Prof. Bassiouni. Di fatti, i tre condannati sono tuttora anelli essenziali del sistema sanguinario di Assad - uno è addirittura il consigliere speciale del presidente.
È stata realmente fatta giustizia? Al termine dell’udienza, la sala gremita di rifugiati e attivisti siriani si è congedata con un lungo applauso. Il banco degli imputati era, però, vuoto e i tre continuano a macchiarsi di crimini nel loro Paese. Eppure, sì, quello di Parigi è stato un verdetto storico. Innanzitutto, perché mai prima d’ora erano stati processati membri così importanti del sistema repressivo siriano. Secondo, perché è un verdetto che imprime un nuovo impulso, un’apertura all’applicazione concreta delle norme internazionali sancite dalle Nazioni Unite.
Le giurisdizioni nazionali, così come quelle sovranazionali, non possono lasciare impunito chi compie crimini atroci, contrari ad ogni diritto nel senso più viscerale del termine, contro l’umanità stessa. Ecco che allora, quel principio di giurisdizione universale emerge dirompente nel nostro presente anzi, è un principio che risulta essere sempre più utilizzato. Penso anche al sempre più intenso lavoro, negli ultimi anni, della Corte Penale Inter-nazionale. Si può criticare, ritenere sia talvolta politicizzata, ma il fatto che la CPI rappresenti uno strumento a cui sempre più Stati parte ricorrono quale punto di riferimento giuridico è assolutamente un traguardo positivo. Non è ammissibile che avvengano crimini di gravità inaudita come non è ammissibile lasciarli impuniti perché non perseguibili. Giurisdizione universale significa proprio questo: indipendentemente dal luogo in cui si commettono, dalla nazionalità delle vittime e dei sospettati, le norme del diritto internazionale sono così rilevanti che le loro violazioni devono esser perseguite in tutti i tribunali del mondo. Universalmente.
Nel solco dello Statuto di Roma, il passo da compiere ora è l’armonizzazione dell’ordinamento nazionale al diritto internazionale, col fine di prevenire e, puntualmente, punire chi commette crimini indicibili. In una conquista di civiltà così importante gli Stati devono collaborare e assistersi vicendevolmente nei casi che riguardano crimini internazionali così gravi. Con questo spirito è stata promossa la recente Convenzione di Lubiana - L’Aia che obbliga gli Stati firmatari a reprimere penalmente in modo esplicito il genocidio, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra e a prestarsi mutua assistenza giudiziaria per la punizione di questi crimini.
“Se cerchi la pace devi lottare per la giustizia” diceva Papa Giovanni Paolo II. Sottoscrivo e aggiungo. Di fronte alle atrocità che ogni giorno leggiamo sui quotidiani, servono risposte concrete e soprattutto andare oltre semplici, seppur fondamentali, appelli alla giustizia. La giurisdizione universale sia il passo in avanti pragmatico nell’attuazione concreta dei valori che guidano la comunità internazionale.
*Presidente Commissione Politiche UE











