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di Marta Serafini

Corriere della Sera, 27 ottobre 2022

La grave mancanza idrica, causata dalle piogge insufficienti e i danni alle infrastrutture hanno provocato nelle ultime settimane più di 24mila casi e 80 persone sono già morte.

Quando le persone bevono la stessa acqua contaminata che usano per irrigare i campi, e quando non hanno abbastanza acqua per praticare un’igiene minima, le malattie si sviluppano e minacciano la salute e persino la vita delle persone, soprattutto dei bambini”. È con queste parole che l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Geir Pedersen, davanti al Consiglio di sicurezza, ha lanciato l’allerta sul rischio che la Siria venga investita a breve da un’epidemia di colera. La grave mancanza idrica, causata dalle piogge insufficienti, i bassi livelli e i danni alle infrastrutture hanno provocato nelle ultime settimane più di 24mila casi e 80 persone sono già morte, con le province di Aleppo, Al Hasakh, Al Bab particolarmente esposte, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità che conferma la gravità del quadro.

Il colera è solo uno dei pesi che il popolo siriano continua a sopportare: arresti arbitrari, sparizioni forzate e una crisi economica che è la peggiore dall’inizio della guerra. Tutte conseguenze di un conflitto che vede coinvolti attori impegnati e coinvolti anche su altri teatri - in primis quello ucraino - come Mosca, alleata del regime di Bashar Assad, ancora saldo al potere nonostante i costanti abusi. E come Ankara, supporter dei gruppi jihadisti che ancora controllano il nord del Paese.

Ribadendo il suo appello alle parti a proteggere i civili e le infrastrutture, Pedersen ha affermato che è “inaccettabile che le ostilità continuino a causare morti civili, compresi i bambini”. Nonostante ciò la questione siriana resta lontana sia dalle prime pagine dei principali quotidiani sia dai tavoli diplomatici. Secondo i dati delle Nazioni Unite le famiglie siriane riescono a procurarsi solo il 15% delle razioni di cibo che potevano permettersi un anno fa e il numero di persone che hanno bisogno di aiuto è aumentato del 30% rispetto allo scorso anno.

Una tragedia che non è affatto una sorpresa, che ha causato milioni di profughi costretti ad abbandonare lavoro e case, e che inevitabilmente avrà un impatto sui futuri flussi migratori e dunque sull’Europa.