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di Guido Olimpio


Corriere della Sera, 10 luglio 2020

 

Teheran ha svolto un ruolo cruciale nel ribaltare le sorti del conflitto civile, considera il territorio siriano un avamposto nel confronto con Israele e nella proiezione verso il Mediterraneo. Presenza contestata da Israele (insieme agli Usa) responsabile di centinaia di raid contro target iraniani proprio in Siria.

Un patto per parare le minacce esterne, ma dalle implicazioni interne. È questo il senso dell'accordo, firmato ieri, che accresce la cooperazione Siria-Iran nella difesa aerea. I due paesi sono alleati, Teheran ha svolto un ruolo cruciale nel ribaltare le sorti del conflitto civile, considera il territorio siriano un avamposto nel confronto con Israele e nella proiezione verso il Mediterraneo. Presenza contestata da Israele (insieme agli Usa) responsabile di centinaia di raid contro target iraniani proprio in Siria.

L'intesa potrebbe portare nuovi sistemi per cercare di contrastare le incursioni nemiche avvenute senza che le batterie gestite dai russi le abbiano fermate in modo efficace. Certamente l'aviazione israeliana ha grandi capacità, ma probabilmente Mosca non si è impegnata troppo quando i bersagli erano collegati alle forze di Teheran. Inoltre tra Netanyahu e Putin esiste un rapporto pragmatico.

Arriviamo così alla lotta di influenza. Il Cremlino, l'altro grande protagonista del conflitto grazie alla decisiva azione del suo contingente, vuole mantenere un ruolo preminente a Damasco. Dispone di basi e porti, ha ruolo, gestisce le carte e pone le sue condizioni. In parallelo ci sono gli ayatollah e i pasdaran, anche loro decisi a capitalizzare un intervento comunque sanguinoso.

E questo mentre a Damasco è aspro il contrasto all'interno della nomenklatura, con possibili fratture tra l'ala filo-russa e quella filo-iraniana, la sfida di potere tra il presidente Assad e il cugino Rami Makhlouf, divenuto troppo potente e ingombrante. Media arabi riferiscono di una serie di uccisioni di alti ufficiali vicini a Maher Assad, il fratello del leader e comandante della IV Divisione, vicino - per ragioni di convenienza tattica - all'Iran. Sono informazioni non sempre sicure, ma sono un ulteriore indizio dell'instabilità nel paese devastato da anni di guerra.