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di Mauro Evangelisti

Il Messaggero, 25 dicembre 2024

Rivolto ai militari italiani il ministro ha ricordato: “Ciò che fate è essenziale affinché Daesh non divenga nuovamente un pericolo per il mondo intero”. I timori su ciò che potrebbe succedere in Siria li ha sintetizzati il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che a Erbil (nella regione autonoma del Kurdistan, in Iraq) ha visitato il contingente italiano dell’operazione Prima Parthica: “La crisi in Siria ci preoccupa e speriamo che le migliaia di terroristi detenuti nelle prigioni siriane non siano rimessi in libertà, destabilizzando anche questa aerea”.

Rivolto ai militari italiani ha ricordato: “Ciò che fate è essenziale affinché Daesh non divenga nuovamente un pericolo per il mondo intero”. Promemoria: Daesh è l’Isis. E questo tipo di allarme era stato rilanciato l’altro giorno anche dal generale americano Michael Erik Kurilla, comandante di Centcom (Comando centrale degli Stati Uniti) che, dopo alcuni attacchi compiuti nella provincia della Siria settentrionale di Deir Ezzor, in cui è stato ucciso il leader dell’Isis Abu Yusif, aveva spiegato: “Come affermato in precedenza, gli Stati Uniti, lavorando con alleati e partner nella regione, non consentiranno all’Isis di trarre vantaggio dall’attuale situazione in Siria e di ricostituirsi.

L’Isis ha l’intenzione di liberare gli oltre ottomila suoi agenti attualmente detenuti in strutture in Siria. Colpiremo duramente questi leader e agenti, compresi coloro che cercano di condurre operazioni all’esterno della Siria”. A Damasco le fazioni anti Assad, in particolare Hts, hanno preso la guida dei centri di potete, ma la Siria è vasta e frammentata: questo è un problema. Ha detto tra l’altro il ministro Crosetto: “Siamo tutti preoccupati per la Siria, anche perché la nuova leadership non ha il controllo totale sul Paese. Quando in Medio Oriente si sostituisce un regime con qualcosa di diverso non sempre la situazione si evolve in modo positivo. Bisogna dialogare con il presidente turco Erdogan per definire i passi da fare per evitare che la Siria sia un vulcano”.

L’incubo del ritorno del Califfato, da dove spesso sono passati coloro che poi in Europa hanno avuto un ruolo negli attentati (ad esempio l’attacco al Bataclan a Parigi), resta all’orizzonte. Il leader di Hts, presidente de facto della Siria, Al Jolani (anzi più correttamente Ahmed al-Sharaa visto ce ha messo da parte il suo nickname da battaglia) sta inviando messaggi di moderazione e rassicuranti. Lo si vede anche dal suo nuovo look, visto che ha riposto negli armadi le tute mimetiche e si presenta agli incontri con delegazioni straniere con cravatta e completo scuro. Ieri a Damasco ha parlato a lungo con il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidani, che si espresso a favore della revoca delle sanzioni internazionali contro Damasco “il prima possibile”.

Non solo. Ha anche ricevuto i leader libanesi drusi Walid e Taymur Jumblatt, a cui ha assicurato: “Rispetteremo la sovranità del Libano, l’unità dei suoi territori, l’indipendenza delle sue decisioni e la sua stabilità”. Uno degli altri elementi su cui c’è estrema attenzione è la risposta a questa domanda: quale tipo di stato sarà ricostituito in Siria? Una parte dei ribelli ha una provenienza vicina all’estremismo religioso.

Al Jolani non si è sbilanciato, ha detto che a decidere sarà la popolazione, ha promesso un Paese che rispetterà tutte le comunità, che proteggerà le minoranze, aperto al dialogo. Chi gli è vicino ha anche escluso che ci saranno passi indietro sul fronte della condizione femminile, ad esempio sulla possibilità per le ragazze di frequentare scuole e università. Nei giorni scorsi su questo si è svolta anche una manifestazione spontanea a Damasco: “Vogliamo la democrazia, non uno Stato religioso”, “Siria, uno Stato libero e laico”, hanno gridato i dimostranti, uomini e donne.

Ieri c’è stata una mossa del nuovo governo provvisorio siriano che sembra rispondere a queste richieste: una donna, Aisha al-Dibs, è stata nominata capo dell’ufficio per gli affari delle donne. Lo ha spiegato il dipartimento per gli affari Politici in una dichiarazione: si tratta della prima funzionaria donna di alto livello selezionata nella nuova amministrazione. Aisha al-Dibs, che in passato si è occupata di aiuti umanitari, sui social ricorda di essere “un’attivista concentrata sullo sviluppo delle donne e sul lavoro umanitario”.